Alla ricerca della bibliografia perduta

In passato ci siamo concentrati sull’importanza della bibliografia in un lavoro di tesi.

Abbiamo visto le regole principali per scriverla e impaginarla nel nostro lavoro. Oggi invece analizziamo la ricerca bibliografica vera e propria, cercando di capire come orientarci tra una miriade di informazioni e documenti. Alcuni argomenti infatti, sono stati ampiamente discussi e si corre il rischio di essere travolti dalla quantità di materiale da analizzare.

Sfruttando alcuni canali classici come enciclopedie, dizionari e testi di base, avremo la possibilità di restringere il cerchio di ricerca, cominciando così a fare un po’ di ordine. In questa fase inoltre, è molto importante identificare la terminologia specifica che ci accompagnerà per tutto il percorso.

L’Opac

L’acronimo OPAC sta per Online Public Access Catalog . Si tratta di cataloghi che raccolgono ed archiviano i titoli e i dati dei materiali presenti presso tantissime biblioteche in tutto il mondo secondo un criterio di schedatura standard che permette di effettuare ricerche in diverse modalità (per autore, argomento, titolo, localizzazione, ecc.). Gli OPAC contengono l’equivalente dei cartoncini compilati a mano o a macchina presso le biblioteche tradizionali. Insomma i siti giusti da cui partire per la propria bibliografia.

Per ricercare e contemporaneamente localizzare il materiale bibliografico, possiamo affidarci a diversi OPAC italiani e esteri. Utilizzare gli OPAC come principale strumento di ricerca però, non è consigliabile perché produce risultati spesso sovrabbondanti.

Localizzazione e reperimento

Terminata la raccolta del materiale bibliografico, passiamo alla localizzazione e al reperimento del materiale necessario. Questa operazione è necessaria perché non tutte le citazioni bibliografiche che troveremo con la ricerca, sono collegate al testo completo. Il materiale bibliografico da consultare può essere di diversi tipi: monografie, volumi, articoli e saggi in rivista. Una tesi che contenga riferimenti solamente a volumi o solamente ad articoli denuncia alcuni limiti poiché solitamente nelle riviste si trovano contributi puntuali e più recenti, in volume invece trattazioni spesso più consolidate e ampie.

Molti libri recenti inoltre, non si trovano ancora nelle biblioteche e dunque non sono censiti nei cataloghi. Si rende dunque necessario anche dare un’occhiata ai cataloghi dei libri in commercio. Esistono dei volumi su carta, presenti in tutte le librerie, ordinati per autore, titolo e soggetto. Un’alternativa è invece consultare siti commerciali che in genere possiedono cataloghi piuttosto aggiornati ed estesi (soprattutto se indirizzati al pubblico universitario).

Sul web

Ancora una volta ricordiamo l’importanza della cautela e dell’attenzione nell’uso di materiali reperiti da internet. Negli Stati Uniti ad esempio, ogni studente, anche del primo anno, pubblica sul web i propri lavori. Lavori che però possono avere uno scarso valore scientifico, rischiando così di inserire nella nostra tesi informazioni errate. Se cerchiamo articoli scientifici, soprattutto in lingua inglese può essere utile consultare Google Scholar che segnala pubblicazioni e articoli disponibili online.

Non dimentichiamo infine, di sfruttare a fondo il sito della nostra Biblioteca di Ateneo che ci offre la possibilità di consultare gratuitamente e-book, e-journal e altre riviste elettroniche.

Annunci

Tesi di laurea: quando l’errore è sempre dietro l’angolo

Scrivere la tesi di laurea è un lavoro soggetto a numerosi errori.

Durante questo periodo, siamo sottoposti ad un notevole stress fisico e mentale e il rischio di incappare in qualche ostacolo è molto alto. Anche l’atteggiamento con il quale approcciamo al lavoro di tesi, influisce molto sul risultato finale. Nelle scorse settimane ci siamo concentrati molto su cosa fare per prepararci al meglio. Scopriamo invece oggi le cose da non fare per arrivare in fondo al traguardo senza rischi.

Manteniamo le buone abitudini

Molto spesso, il periodo della tesi coincide con la fine degli esami. Non c’è più bisogno di alzarsi presto la mattina per seguire i corsi e possiamo organizzare la giornata a nostro piacimento. Questa grande libertà però, può nascondere molte insidie. Organizzare il proprio tempo è il modo migliore per mantenersi in allenamento e non perdere il ritmo dello studio. Meglio quindi non svegliarsi mai troppo tardi e di conseguenza, non eccedere con le ore piccole la notte. Allo stesso tempo, procrastinare la stesura della tesi, rappresenta uno dei problemi più diffusi tra gli studenti.

Già in passato poi, ci siamo concentrati sull’importanza della scelta del relatore. Molti studenti tendono a scegliere il relatore per convenienza, sperando che quest’ultimo gli renda la vita facile durante la tesi. Anche questo però è un errore che possiamo pagare a caro prezzo più avanti. Bisogna infatti scegliere il docente seguendo criteri logici, anche se la fase di stesura dovesse poi rivelarsi più faticosa. I risultati arriveranno alla fine.

Mai eccedere con la tecnologia

Al giorno d’oggi, internet rappresenta un aiuto indispensabile per un qualunque lavoro di ricerca, quindi ovviamente anche per la tesi. Nonostante questo però, è sempre bene non affidarsi ciecamente alla tecnologia. Fake news, fonti non confermate, sono solo alcuni dei problemi nei quali possiamo imbatterci quando effettuiamo una ricerca in rete, quindi occhi aperti. Il consiglio è sempre quello di non sottovalutare le nostre splendide biblioteche, per reperire informazioni precise e sicure.

Durante la discussione

L’errore è sempre dietro l’angolo e il momento della discussione di tesi è di certo quello in cui siamo più vulnerabili. Prepararsi a dovere al fatidico momento, sicuramente abbasserà la probabilità di commettere qualche errore durante l’esposizione. Facciamo quindi attenzione al tono di voce che scegliamo di utilizzare e anche alle nostre movenze. Gesticolare troppo è un errore da evitare, rimanendo allo stesso tempo disinvolti e non troppo ingessati.

Prepararsi a dovere poi, non significa imparare a memoria ogni singola parola della nostra tesi. La differenza tra chi ha la padronanza dell’argomento e chi invece ha imparato a memoria, si nota con estrema facilità. Quindi è bene avere presenti i punti chiavi da seguire e poi affidarci alla nostra capacità di espressione. All’inizio potrebbe risultare un po’ difficile, ma alla lunga il risultato è garantito.

Seguendo questi semplici consigli sicuramente saremo in grado di affrontare tutto il percorso della tesi di laurea nel migliore dei modi.

Tesi in inglese? Yes we can

Le tesi di laurea, ormai lo sappiamo, non sono tutte uguali.

Ogni percorso di studio, ogni facoltà, richiede un proprio stile. Nelle scorse settimane abbiamo parlato spesso dello stile e delle tecniche da seguire per scrivere una buona tesi di laurea. Abbiamo però dato per scontato che queste tesi fossero scritte nella nostra lingua, in italiano. Non tutti sanno invece che, al giorno d’oggi, sono sempre di più gli studenti che optano per una tesi di laurea in lingua straniera, preferibilmente in inglese.

Soprattutto per quanto riguarda le facoltà scientifiche, questa è una scelta sempre più diffusa, se non a volte addirittura obbligata. Conoscere l’inglese è ormai fondamentale per fare un buon lavoro. Tutta la letteratura scientifica che conta è in inglese. Aspettare che gli articoli più recenti siano stati trattati da qualcuno in italiano significa avere un aggiornamento vecchio di 5-10 anni. Occorre imparare l’inglese, non solo per scrivere bene la tesi, ma per la futura professione, che richiede costante aggiornamento e preparazione.

La richiesta al Consiglio

Il laureando che intende redigere la tesi in lingua straniera, deve inoltrare con un discreto anticipo la richiesta al coordinatore del proprio corso di studi che la valuterà assieme al Consiglio. I candidati che hanno intenzione di scrivere la tesi in un’altra lingua, devono rispondere ad alcuni precisi criteri: ad esempio aver svolto il lavoro di tesi all’estero o in collaborazione con strutture di ricerca internazionali. Anche la classica esperienza del progetto Erasmus può rappresentare un fattore vincente.

Come dicevamo inoltre, questa opzione viene scelta in particolar modo da chi frequenta facoltà scientifiche e, ovviamente, da chi studia lingue straniere. La struttura della tesi non differisce molto da quella classica in lingua italiana. Il titolo, l’introduzione, l’indice, la bibliografia sono elementi comuni anche nella tesi in lingua straniera. L’importante è ricordarci di affiancare al nostro lavoro un sommario in lingua italiana di 1-2 pagine.

Ma ci sono delle direttive precise da seguire per scrivere la tesi in una lingua straniera? Ovviamente le regole dipendono dall’idioma da noi scelto. In questo caso ci concentriamo sull’inglese ricordando poche semplici raccomandazioni.

Parola d’ordine: semplicità

Il periodo complesso, in inglese, non funziona. Certe costruzioni acrobatiche che noi italiani amiamo tanto sono impossibili da usare. Se scriviamo in inglese evitiamo le subordinate, le relative e le consecutive. Se il nostro periodo supera le due righe, sarà bene dividerlo in due parti. L’inglese infatti, predilige i periodi brevi. È molto più semplice di quel che sembra e alla fine diventa un trucco utile per evitare errori inevitabili cui si va incontro quando ci si impelaga in costruzioni troppo complesse in una lingua che non è la nostra.

Ovviamente, le regole da seguire cambiano da lingua a lingua.  Sicuramente l’inglese è la più scelta, ma ormai sono piuttosto diffuse anche tesi scritte in lingua spagnola, tedesca e francese.

Biblioteche e gruppi di studio, una valido aiuto per migliorare le nostre prestazioni

Quando si affronta un periodo di studio intenso, ognuno ha le proprie abitudini da seguire.

C’è chi preferisce studiare da solo, chi in compagnia; chi ha bisogno del silenzio assoluto e chi invece riesce a concentrarsi meglio in situazioni più “caotiche”. Non esistono criteri precisi, ed ognuno di noi ha le proprie preferenze.

Dicevamo del luogo e del silenzio. Da sempre, nell’immaginario collettivo, il luogo per eccellenza che viene abbinato allo studio e al silenzio, è ovviamente la biblioteca. Si può dire che nei secoli, all’interno delle nostre biblioteche, centinaia di migliaia di studenti abbiano preparato esami e tesi di laurea. Questa scelta però, non è condivisa da tutti.

Ad ognuno la propria scelta

Sono molti infatti gli studenti che non amano studiare in biblioteca e preferiscono farlo da soli a casa. Ma quanto può influire questa scelta sul risultato che vogliamo ottenere? Specialmente quando si diventa studenti universitari, la biblioteca può rivelarsi una grande risorsa di studio, garantendo luoghi tranquilli, concentrazione e tutto il materiale di ricerca di cui uno studente può avere bisogno.

Studiare “in solitaria” a casa invece, può risultare controproducente, perché non fa che appesantire l’atmosfera e aumentare lo stress. Allo stesso tempo, studiare in gruppo ma da casa, nasconde fin troppe distrazioni. Per chi cerca la tranquillità, ma ama studiare in gruppo, la biblioteca è sicuramente la scelta perfetta. Un luogo dove studiare con i propri compagni di corso, con il massimo della concentrazione e del silenzio, senza però escludere del tutto il lato sociale, fondamentale per alleggerire il peso di tante ore di studio.

Un luogo di “lavoro”

Un altro vantaggio della biblioteca, anche se molto soggettivo, è quello di avere un luogo fisico nel quale recarsi per studiare. Per molti studenti infatti, dover uscire di casa e collegare il concetto di studio ad un luogo fisico, è il modo migliore per porsi nelle giuste condizioni mentali. Perché in effetti, quando siamo sotto stress da studio, la biblioteca diventa un vero e proprio luogo di lavoro dove recarsi ogni giorno, come se fosse un ufficio.

Ovviamente, una cosa non esclude l’altra e sono molti gli studenti che scelgono una soluzione “ibrida”. In questo caso si sceglie per la prima fase di lettura e memorizzazione, la solitudine delle mura domestiche, per poi confrontarsi con gli amici in biblioteca attraverso sessioni di studio di gruppo.

Attenzione alle distrazioni

Organizzare gruppi di studio però, può nascondere qualche insidia, anche in biblioteca. Infatti per gli studenti meno disciplinati, la biblioteca e il gruppo di studio, rappresentano una fonte di grande distrazione. Occhio quindi a non farsi trascinare in qualche pausa caffè di troppo, in lunghe chiacchierate e altre distrazioni.

Infine è sempre bene ricordare qualche semplice regola di buona condotta all’interno delle biblioteche, specialmente per quanto riguarda l’utilizzo del cellulare. Poco prima di entrare in biblioteca è buona norma eliminare la suoneria e in generale, evitare di parlare al cellulare quando siamo all’interno. Un comportamento decoroso e rispettoso nei confronti degli altri rappresenta la regola base da seguire all’interno di un edificio da sempre dedicato allo studio e alla concentrazione.

Respira bene, studia meglio

Nelle scorse settimane abbiamo affrontato l’argomento della concentrazione.

Siamo andati alla scoperta di quei piccoli trucchi che possono aiutarci a non perdere la concentrazione durante una dura sessione di studio, come quella della tesi di laurea. Sappiamo quanto sia importante l’ambiente circostante per poter rendere al massimo. Esistono però anche delle vere e proprie tecniche che possono aiutarci a trovare, o ritrovare, la giusta concentrazione nello studio. Dei veri e propri esercizi da eseguire facilmente a casa, senza perdere troppo tempo.

Alcune di queste tecniche sono collegate alla respirazione. Respirare infatti, è il gesto più naturale che compiamo ogni giorno e imparare a farlo nel modo giusto può essere utile per ricaricarci, ritrovare la concentrazione ed eliminare lo stress.

Concentrazione e meditazione

La respirazione rappresenta anche una delle migliori tecniche di concentrazione e meditazione. Spostare la nostra attenzione sul movimento ritmico del respiro, può aiutarci a svuotare la mente, permettendoci di raggiungere una maggiore concentrazione.

Per almeno 5 minuti, lasciamo che la nostra mente si concentri solamente su ispirazione ed espirazione. Questo semplice esercizio permette al nostro cervello di raggiungere uno stato di maggiore concentrazione, particolarmente utile per l’apprendimento e la memorizzazione.

Respirazione tattica

Un’altra tecnica legata alla respirazione, prende il nome di respirazione tattica. Si tratta di una tecnica militare, utilizzata anche dai soldati americani per prepararsi a missioni molto dure sul piano fisico e mentale. La respirazione tattica è semplice ma estremamente utile per affrontare al meglio ogni situazione che richiede un equilibrio ottimale tra concentrazione e calma, tra energia e controllo. La respirazione tattica ha come scopo quello di calmarci e rilassarci, mantenendoci sempre concentrati verso l’obiettivo.

Vediamo in cosa consiste. Ci diamo qualche secondo per eseguire un’inspirazione lenta e con l’addome, dai 3/5 secondi. Alla fine dell’inspirazione facciamo una pausa sempre di 3/5 secondi. Di seguito espiriamo lentamente sempre in 3/5 secondi e infine facciamo un’altra pausa alla fine dell’espirazione sempre di circa 3/5 secondi. Questa tecnica viene anche detta respirazione a quadrato o “box breathing” perché ogni parte della respirazione ha una tempistica uguale all’altra.

L’ultimo trucchetto che viene utilizzato nella respirazione tattica è quello di ripetere un mantra o una frase motivante, nelle due pause alla fine dell’inspirazione e alla fine dell’espirazione.
I cicli vanno ripetuti per 4-5 volte completi e questo potrebbe essere un piccolo rituale da fare ogni volta che stiamo per affrontare un compito importante per il quale abbiamo bisogno di un livello di concentrazione preciso, elevato e allo stesso tempo di una calma che permetta di evitare gli errori e le grossolane perdite di controllo, che sono poi le cose peggiori per qualsiasi tipo di prestazione. Figuriamoci per una tesi di laurea.

Ci sono molte altre tecniche collegate alla respirazione che possono aiutarci durante i periodi di forte stress. Non a caso questi esercizi trovano grandi applicazioni nel mondo dello yoga. Trovare quella giusta per ognuno di noi, può rappresentare un valido supporto per affrontare al meglio la tensione e lo stress che scaturiscono dalla preparazione della tesi.

I rischi del plagio in una tesi di laurea

Preparare la tesi di laurea richiede tempo e attenzione.

In particolare, il tempo da dedicare alla scrittura della tesi può rappresentare un vero ostacolo, visto che non tutti hanno la stessa attitudine alla scrittura. La pagina bianca infatti, rappresenta da sempre un vero e proprio incubo anche per gli scrittori di professione. Figuriamoci per chi, scrittore non è.

Si tratta del classico blocco dello scrittore. Ci sono innumerevoli modi per superare questo blocco, ma tra questi non rientra la scelta di copiare, specialmente nell’ambito della tesi di laurea. Molte volte abbiamo detto infatti che la tesi di laurea deve essere un lavoro originale, frutto del nostro sudore.

Nonostante questo però, sono molti gli studenti che scelgono questa rischiosa opzione, pur di riuscire a superare l’ostacolo. Una scelta che mette però lo studente davanti a numerosi rischi, anche dal punto di vista legale.

Software anti-plagio

Negli ultimi anni infatti, sono molte le Università che hanno deciso di contrastare questo fenomeno. L’Università di Firenze, di Udine, di Bologna, di Milano e molte altre, utilizzano un software anti-plagio per riconoscere se gli elaborati degli studenti siano copiati oppure no.

Il programma effettua un’analisi comparativa tra l’elaborato sottoposto e i vari database disponibili contenenti tesi di laurea, di master, dottorato, la documentazione disponibile in rete, le riviste elettroniche e tutte le altre risorse disponibili negli archivi del produttore del software. Il risultato dell’analisi è un report statistico con le indicazioni delle potenziali sovrapposizioni tra l’elaborato e le fonti, che andranno valutate e verificate dal docente quando considerate eccessive.

Si usa correntemente il termine plagio per designare l’appropriazione, totale o parziale, di un’opera dell’ingegno altrui nel campo della letteratura, dell’arte, della scienza, o comunque coperta dal diritto d’autore, che si voglia far passare per propria.

Se viene individuato un plagio la tesi è annullata, lo studente deve riscriverla e può essere sanzionato con la sospensione da sei mesi a tre anni dall’Università, secondo le direttive del Ministero dell’Istruzione: il rischio è quindi, utilizzando questa scorciatoia, di ritardare di molto i tempi di laurea se si viene scoperti. Ma i problemi non si fermano qui.

Cosa dice la legge italiana

Secondo la legge italiana infatti: «Chiunque in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado o titolo scolastico o accademico […] presenta, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri, è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno». «La pena della reclusione non può essere inferiore a sei mesi qualora l’intento sia conseguito». «La sentenza di condanna o quella che dichiara che il fatto sussiste, ordina la cancellazione del provvedimento che ne sia derivato».

Ovviamente, ciò non significa che non è possibile prendere in prestito le parole scritte o pronunciate da altri in precedenza. L’importante in questo caso, è sottolineare il fatto che si tratti di una citazione.

Qual è il momento giusto per richiedere la tesi?

La tesi è il documento finale del periodo che lo studente ha trascorso all’Università.

Ma qual è il momento giusto per attivarsi e richiederla? La tesi viene richiesta dallo studente di solito quando gli mancano uno o al massimo due esami. La tesi ha un valore in crediti, che vengono conseguiti quando si supera la prova finale (discussione della tesi). In molti casi è una buona idea combinare il tirocinio con la dissertazione di laurea, tuttavia le due attività sono sempre distinte e soggette a verifica separata.

La tesi può essere chiesta ad un qualunque docente del proprio corso di studi. Di solito il candidato interpella per primi i docenti dei corsi che lo hanno interessato maggiormente. La richiesta riguarda di solito un argomento generico che lo studente chiede al docente di esplorare. Se lo studente ha interessi specifici può essere anche lui a proporre un argomento specifico. In particolare, questo è spesso il caso delle cosiddette tesi esterne, ovvero svolte in istituzioni o aziende. Da notare che il docente non ha l’obbligo di assegnare una tesi a chiunque gliela chieda.

Relatore esterno ed interno

Se il lavoro di tesi si svolge nell’ambito di un’istituzione esterna o azienda commerciale, ci saranno due relatori: un relatore esterno (dipendente di tale istituzione o azienda) ed un relatore interno (un docente del corso di laurea).
La tesi è un lavoro originale e personale (la legge italiana punisce sia il plagio che la mancanza di impegno personale). Tuttavia, è ammesso sviluppare la tesi in collaborazione con un’altra persona anch’essa simultaneamente candidata alla laurea, purché le due dissertazioni alla fine siano differenti in modo sostanziale.

Come una piccola azienda

Esistono significative analogie tra lo svolgimento del lavoro di tesi e la messa a punto di una nuova attività imprenditoriale. Occorre innanzitutto un forte interesse per uno specifico ambito, in quanto il laureando dovrà confrontarsi con esso per parecchio tempo.

Tale interesse deve tradursi in un’idea promettente: un argomento o un problema che, in qualche suo aspetto, possa essere affrontato in modo innovativo. Per maturare un’idea si può ricorrere a suggerimenti di terzi e a un’analisi della letteratura, vale a dire di ciò che hanno già fatto gli altri.

Anche se si dispone di un’idea, l’analisi della letteratura deve essere effettuata per accertarsi che tale idea non sia già venuta ad altri. Nello svolgere la tesi di laurea, che costituisce il coronamento degli studi universitari, lo studente è chiamato a dare prova di capacità di iniziativa.

Sia pure con il supporto dato dal relatore, egli deve dapprima mettere a fuoco il proprio obiettivo, individuando l’argomento di tesi, per poi coglierlo, realizzando un lavoro completo e organico su tale argomento attraverso l’impiego dei metodi di analisi e di sintesi appresi nel corso degli studi universitari.

Sport e studio: allena il corpo e allenerai la mente

Come è possibile far conciliare sport e studio?

Sappiamo benissimo che, quando stiamo attraversando un periodo di studi intenso come quello della tesi, sottoponiamo la nostra mente a un forte stress. In certi momenti, trovare il tempo per distrarsi e dedicarsi ad altro, può essere estremamente utile e lo sport può rappresentare un’ottima soluzione. Sì perché, a differenza di ciò che si può pensare, è possibile conciliare l’attività sportiva con lo studio, anzi, in molti casi lo sport rappresenta un vero e proprio supporto, tanto per il nostro corpo, quando per la nostra mente.

Nel corso degli anni infatti, numerosi studi effettuati su studenti di tutto il mondo, hanno dimostrato che gli studenti bene allenati rispondono meglio ai test per le funzioni della memoria e dell’apprendimento. In questo settore il mondo universitario italiano è piuttosto indietro rispetto ad altri paesi, costringendo molti studenti alla fatidica scelta: continuo a studiare o a fare sport? Nonostante questo, è possibile per tutti trovare il tempo di praticare uno sport che ci aiuti a ricaricare le pile, in vista di un faticoso periodo di studio.

Organizzazione

Come sempre, riuscire ad organizzare il proprio tempo è il segreto per ottenere i risultati migliori, anche dedicandosi allo sport. Riuscire a ritagliarsi quotidianamente dei momenti da dedicare allo sport, migliora sensibilmente le nostre prestazioni mentali.

Tutti gli sport offrono benefici fisici e psichici, ma se si vuole puntare specificatamente a un maggiore sviluppo cognitivo è meglio preferire discipline che non affatichino eccessivamente, che siano simmetriche e facciano impiegare contemporaneamente entrambi gli arti e sia la parte superiore che inferiore del corpo. Molto importanti anche gli sport di squadra, perché rendono indispensabile interagire continuamente con i compagni.

A questa categoria appartengono tutti gli sport con la palla come: pallavolo, basket, pallanuoto, calcio, rugby, pallamano. Ma si può puntare anche sulle attività che prevedono il confronto diretto fra due contendenti, come judo, karate e scherma, sport caratterizzati da gesti tecnici e dinamiche differenti, ma in grado di stimolare anch’essi specifiche aree cognitive. Le attività, viceversa, che prevedono prove in solitaria, quali la maratona, il nuoto, pur essendo molto educative in quanto esaltano qualità come la concentrazione e la resistenza alla fatica, dal punto di vista cognitivo sono poco utili.

Mens sana in corpore sano

Ma cosa succede all’interno del nostro corpo quando pratichiamo uno sport? E in che modo si riflette sulle facoltà mentali? Una delle possibili spiegazioni è legata all’aumento della circolazione sanguigna. Il movimento aumenta l’apporto di sangue ai tessuti e quindi anche al cervello, compresa l’area dove risiedono la capacità di apprendere, l’attenzione e la memoria.

È anche probabile che più sangue al cervello voglia dire avere un tessuto cerebrale molto ben nutrito, con sempre nuove cellule nervose di ricambio e quindi anche nuove connessioni tra i neuroni. Altri studi hanno infatti confermato che l’esercizio fisico aumenta il numero di neuroni cerebrali funzionanti.

Ancora una volta abbiamo visto come lo sport sia utile, non solo per il nostro corpo ma anche per la nostra mente. L’importante è scegliere la disciplina adatta a noi e non esagerare mai.

Annunci

Università e Lavoro

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: