Tesi di laurea: qual è la giusta lunghezza?

Scrivere una tesi di laurea non è un’operazione che si svolge tutti i giorni.

C’è bisogno di molto tempo, precisione e pazienza. Si tratta probabilmente dell’evento più importante nel nostro percorso di studi, il momento in cui anni e anni passati a sgobbare sui libri, si trasformano in qualcosa di concreto. Per questa e per tante altre ragioni, tutti vogliamo che il nostro lavoro di tesi sia impeccabile.

Ma la perfezione lo sappiamo, non appartiene a questo mondo e una ricerca troppo ossessiva rischia di ottenere esattamente il risultato opposto. La voglia di colpire e di strafare rischia di farci cadere in qualche trappola, rovinando così tutto il nostro lavoro.

Tra i tanti rischi legati alla nostra tesi, quello della lunghezza rappresenta un problema da non sottovalutare. Quando cominciamo a scrivere la nostra tesi infatti, pensiamo sempre di inserirci tantissime informazioni per renderla il più completa possibile. Ma troppe informazioni rischiano di tradursi in un lavoro eccessivamente lungo e poco accurato, che non sarà valutato positivamente dalla commissione di laurea.

Regole generali

Ma esistono delle regole precise per quanto riguarda la lunghezza della nostra tesi? Non ci sono dei paletti ufficiali che limitino il nostro lavoro, ma è comunque possibile farsi un’idea dei parametri da seguire. Per quanto riguarda la tesi di primo livello (triennale), si tende a scegliere una lunghezza tra le 40 e le 80 pagine. In questa tipologia di tesi, siamo chiamati a dimostrare la nostra conoscenza di base riguardo gli argomenti del corso di studi, per questo 80 pagine sono considerate più che sufficienti.

Il discorso cambia quando si tratta della tesi specialistica (magistrale). In questo caso infatti, la conoscenza da dimostrare è ben più approfondita. Se poi a questo aggiungiamo l’analisi dei risultati che abbiamo ottenuto attraverso le nostre indagini, la lunghezza può tranquillamente arrivare alle 150 pagine.

Ma ci sono altre tipologie di tesi, come ad esempio quella di master e quella di dottorato di ricerca. Per quanto riguarda la prima, trattandosi di una tesi scritta in seguito ad un’esperienza lavorativa, non ci sarà bisogno di dilungarsi troppo, ma ci si può basare sugli stessi parametri della tesi triennale. La tesi di dottorato di ricerca invece è sicuramente la più lunga e più impegnativa, visto che affronta un periodo di tempo di svariati anni. In questo caso, si arriva tranquillamente alle 200 pagine.

L’importante è la qualità del lavoro

Come abbiamo già detto, queste non sono regole ufficiali ma semplici consigli dettati dall’esperienza e dal buon senso. Di certo sarà bene avere le idee chiare sin dal primo momento e per farlo diventa fondamentale l’attività di ricerca del materiale. Selezionare solo ciò che è veramente importante per la nostra tesi, è il primo passo per farci un’idea della lunghezza finale.

Come sempre, il nostro relatore rappresenterà un valido supporto che ci aiuterà a non perderci nell’immensa mole di informazioni a disposizione. L’importante è ricordare sempre che il concetto di quantità, raramente corrisponde con quello di qualità.

Un lavoro di tesi ben fatto e della giusta lunghezza, rappresenta senza ombra di dubbio il biglietto da visita migliore per la commissione di laurea. Attenzione quindi a non farci trascinare dall’entusiasmo e dalla voglia di strafare, ricordando sempre la vecchia regola secondo la quale l’importante è dare il maggior numero di informazioni nel minor tempo (e spazio) possibile.

Annunci

Diventare docente universitario

La ricerca di un lavoro dopo la tesi di laurea rappresenta il problema principale per la maggior parte degli studenti.

Ogni giorno siamo bombardati da notizie che ci illustrano un quadro catastrofico della situazione lavorativa nel nostro paese. Si tratta di una vera e propria piaga sociale, ben lontana dall’essere risolta.

Uno dei settori più affascinanti e prestigiosi in cui lavorare, è senza dubbio il mondo universitario. Sono molti gli studenti che sognano di rimanere all’interno dell’ateneo per poter un giorno fregiarsi del titolo di professore universitario. Si tratta però di un percorso difficile e tortuoso, ricco di difficoltà. Se però le sfide non ci spaventano, scopriamo assieme il lungo percorso da seguire per diventare un docente.

Primi passi

Una volta ottenuta la laurea magistrale, il passo fondamentale per intraprendere la carriera universitaria, è scegliere un settore scientifico disciplinare in cui inserirsi. Non potremo infatti insegnare una singola materia ma dovremo essere competenti e qualificati nell’intero raggruppamento disciplinare.

Si comincia con la formazione post laurea, magari vincendo un concorso per accedere ad un dottorato di ricerca e individuando un settore disciplinare.

Il dottorato

Il dottorato di ricerca può avere una durata di un minimo di tre anni fino ad un massimo di cinque. Durante questo periodo, dovremo quindi occuparci della redazione di ricerche, pubblicazioni e libri, scegliendo un insieme di discipline da approfondire e a cui dedicarci fino alla fine del periodo di ricerca.

Arrivati a questo punto, per proseguire il percorso all’interno dell’università è necessario diventare ricercatori, affrontando un concorso. Ottenuto questo ruolo potremo iniziare a svolgere attività di ricerca all’interno di centri specifici e offrire la nostra collaborazione agli studenti per le ricerche relative alla stesura della tesi di laurea.

Oltretutto avremo modo di tenere lezioni e assistere gli studenti divenendo loro tutor.
Il ricercatore dopo 3 anni dall’entrata in ruolo, dovrà sottoporsi ad una prova che lo farà diventare ricercatore confermato se avrà esito positivo. In caso di esito negativo invece, si potrà chiedere un nuovo giudizio dopo due anni.

Professore associato e ordinario

A questo punto siamo immediatamente sotto la carica di professore associato, ruolo raggiungibile per concorso pubblico con tempistiche e svolgimento identiche a quelle di ricercatore. Se siamo riusciti ad arrivare fin qui, l’ultimo ostacolo da superare è un altro concorso, che ci porterà al tanto agognato ruolo di professore ordinario.

Il percorso appena descritto rappresenta ciò che solitamente è la carriera universitaria, ma in rari casi è possibile ottenere direttamente ruoli di professore associato ed ordinario nel caso in cui il candidato possieda doti eccellenti in uno specifico settore scientifico disciplinare.

Diventare un professore universitario non è un obiettivo facile da raggiungere. Tempo, sacrificio e grande impegno, sono gli elementi fondamentali per ottenere questo ruolo. Se però riusciremo a non farci scoraggiare dalle difficoltà e a non farci spaventare dagli ostacoli, saremo in grado di ricoprire una delle cariche più prestigiose e importanti della società contemporanea.

Tesi di laurea: occhio alla grammatica

Scrivere una tesi di laurea significa prestare attenzione a numerosi fattori.

Come ben sappiamo infatti, una tesi degna di questo nome è il frutto di un lavoro certosino e l’errore è sempre dietro l’angolo. Uno dei rischi più diffusi è quello di voler strafare.

L’idea di scrivere una tesi originale, che colpisca tutta la commissione, rappresenta un importante traguardo. Questo traguardo però, non deve essere raggiunto sacrificando elementi meno “appariscenti”: perché non è importante solo ciò che scriviamo, ma anche come lo scriviamo.

Le basi della lingua italiana

Oggi ci concentreremo su un argomento che può sembrare banale, ma a ben guardare non è affatto così: la grammatica. Non è raro infatti, che molti studenti concentrino tutta la loro attenzione sull’argomento della tesi, dimenticando l’importanza della lingua italiana. Si tratta però di un errore gravissimo, che rischia di compromettere tutto il nostro lavoro. Certo, il nostro relatore correggerà gli eventuali errori, ma è inutile spiegare che, presentare un lavoro pieno zeppo di errori di grammatica, non ci metterà in buona luce con il docente.

Esposizione, grammatica e sintassi

Lo stile più diffuso che viene adottato nella scrittura della tesi, è quello tipico del saggio breve, uniformandosi alle convenzioni di scrittura e di strutturazione del testo, tipiche della lingua italiana. Le regole base sono piuttosto semplici, anche se non sempre rispettate: chiarezza nell’esposizione, rispetto assoluto della grammatica e della sintassi italiana, accompagnati da periodi non eccessivamente lunghi e complessi. Completano l’opera una punteggiatura in grado di scandire adeguatamente l’esposizione e un lessico preciso e funzionale alla materia affrontata.

La punteggiatura

Semplice a dirsi, ma non sempre a farsi. Tra questi elementi che abbiamo appena elencato, uno dei più problematici è sicuramente la punteggiatura. La grandissima diffusione di sms e chat, ha contribuito a modificare radicalmente l’utilizzo della punteggiatura, a favore di uno stile espressivo e troppo spesso colloquiale.

Ma il lavoro di tesi è qualcosa di ben diverso, si tratta di un documento ufficiale che lascia poco spazio alle licenze grammaticali ormai tanto diffuse. Il punto ad esempio, determina sempre la fine di un periodo, ma non deve mai essere utilizzato al termine dei titoli dei capitoli o dei paragrafi.

La virgola invece, viene utilizzata solo all’interno di un periodo, ed è un errore molto grave quello di usarla per separare il soggetto dal verbo.

I due punti e il punto e virgola traggono spesso in inganno gli studenti. Il primo rallenta il ritmo e prece qualcosa di importante, come una lista o un discorso diretto. Il punto e virgola invece, rappresenta una pausa più breve di un punto ma più lunga di una virgola, quindi è bene usarlo con saggezza e al momento giusto.

Attenzione poi a non abusare dei punti esclamativi, che servono ad enfatizzare un’affermazione. L’elenco sarebbe ancora molto lungo, ma noi ci fermiamo qui.

La grammatica italiana rappresenta una fonte infinita dalla quale attingere e per questo è necessario saperla sfruttare al meglio. Quando abbiamo qualche dubbio, è sempre bene fermarsi a controllare per non incorrere in gravi errori, magari riprendendo in mano quel vecchio testo di grammatica che tutti abbiamo in qualche scaffale.

Ricominciare a studiare dopo le vacanze

Le vacanze sono ormai alle spalle e basta guardare fuori dalla finestra per averne conferma.

Il sole ha lasciato il posto alla pioggia, cominciando a proiettarci verso l’autunno. Dopo svariate settimane di vacanza, accompagnati da tanto divertimento e relax, è arrivato il momento di rimettersi all’opera e ricominciare a lavorare e studiare. Sembra facile, ma non è proprio così.

Questo periodo dell’anno infatti, rappresenta da sempre un ostacolo non di poco conto per migliaia di studenti che, proprio come un atleta, fanno fatica a rientrare “in forma” e rimettersi a sgobbare sui libri. Ricominciare a studiare dopo un lungo periodo di pausa, è molto più difficile di quanto si possa pensare.

Rimettersi in moto

Dopo le vacanze infatti, tutto ci sembra più faticoso, anche attività che siamo abituati a sbrigare in poco tempo. L’università però non aspetta e sin da subito è bene farsi trovare pronti per riprendere il discorso da dove l’avevamo interrotto. La determinazione rappresenta senza dubbio l’ingrediente fondamentale per ricominciare a correre. La motivazione per riprendere a studiare infatti, possiamo trovarla solo dentro noi stessi.

Organizzazione & determinazione

Una buona scelta quindi può essere quella di ributtarsi subito e con impegno nella vita universitaria: frequentando le lezioni, vivendo l’ateneo, preparando un programma da seguire attentamente. Prendiamo quindi gli esami che abbiamo in programma e iniziamo a capire quante pagine al giorno dobbiamo studiare per prepararli in tempo utile. Ricordando sempre però, che bisogna togliere il 30% del tempo a disposizione per essere sicuri di finire in tempo per la data prefissata.

In questo modo sarà più facile ritrovare la motivazione allo studio ed entrerà in gioco quello che in psicologia viene definito effetto Zeigarnik, cioè la voglia e la determinazione, una volta cominciata un’attività, di portarla a termine mantenendo la concentrazione. Aumentando la produttività e riuscendo a portare a termine gli obiettivi, si riuscirà ad aumentare l’autostima e di conseguenza la motivazione allo studio.

Sport & alimentazione

Come sempre, anche l’alimentazione e l’esercizio fisico influiscono positivamente sul livello delle nostre energie, fisiche e mentali. Durante le vacanze infatti, si tende facilmente a lasciarsi andare. Ricominciare subito a praticare un po’ di sport, si rivelerà utilissimo per recuperare le nostre energie psico-fisiche. Per quanto riguarda l’alimentazione invece, la parola d’ordine è moderazione. Diciamo addio agli eccessi delle vacanze per seguire un regime alimentare sano ed equilibrato.

Rimanere allenati

Proprio come il corpo di un atleta, il nostro cervello ha bisogno di mantenersi in attività. Tutti coloro che, anche durante le vacanze, hanno ritagliato dei momenti per leggere un libro, svolgere degli esercizi o altro, saranno di certo avvantaggiati rispetto agli altri studenti. Un cervello allenato infatti, è sin da subito più scattante e recettivo, pronto per rimettersi subito al lavoro.

Ricominciare a studiare non è mai facile e farlo dopo un lungo periodo di inattività, rende il tutto ancora più duro. Ma seguendo qualche semplice consiglio e armandosi di pazienza e volontà, riusciremo di certo a rimetterci in carreggiata e ad affrontare questa lunga e dura stagione di studio.

In bocca al lupo a tutti.

Tesi di laurea: consigli nell’uso del computer

Utilizzare il computer per lavorare alla nostra tesi di laurea è ormai indispensabile.

Anche se non tutti sono avvezzi al mondo della scrittura, è necessario trascorrere molte ore al pc. Tutti i programmi di scrittura attualmente in commercio, peraltro in continua evoluzione, hanno un numero di funzioni di gran lunga maggiore del necessario.

Ma esiste un programma migliore di altri? Possiamo dire di no, è però possibile dare alcune indicazioni generali, da seguire mentre lavoriamo alla nostra tesi.

Un primo approccio

Nel caso in cui si usi per la prima volta un certo programma, o la scrittura al computer in generale, Continua a leggere Tesi di laurea: consigli nell’uso del computer

Università e lavoro: quali sono le lauree migliori?

Ci sono molti motivi che spingono una persona ad iscriversi all’università.

C’è chi decide di farlo perché appassionato di un determinato argomento; chi semplicemente per accrescere il proprio bagaglio culturale; chi perché costretto dalla famiglia e potremo continuare ancora per molto. Quasi tutti però, hanno in comune un normale desiderio di migliorare la propria posizione sociale. Un desiderio che va di pari passo con il tema dell’occupazione e del lavoro.

La laurea è ancora importante?

Possedere una laurea infatti, dovrebbe aiutarci a trovare un buon posto di lavoro, almeno in teoria. Ogni giorno siamo bombardati da notizie che ci disegnano un quadro inquietante del mondo del lavoro e ormai sembra che avere una laurea, non serva più a nulla. Ma è proprio così?

Continua a leggere Università e lavoro: quali sono le lauree migliori?

Università e salute: i rischi del troppo studio

Tutti noi sappiamo bene quanto possa essere pesante e faticoso studiare.

Soprattutto quando siamo vicini alla sessione di esami, oppure stiamo preparando la tesi, il nostro corpo e la nostra mente sono soggetti ad un forte stress. Non tutti sanno però che di troppo studio ci si può ammalare, con conseguenze anche piuttosto gravi come depressione, disturbi del sonno, incapacità di proseguire gli studi.

Mentre c’è chi sceglie di far coesistere la propria esperienza universitaria con la vita sociale, ci sono anche molti studenti che pur di raggiungere il successo, saltano i pasti e dormono poco. E alla lunga tutto questo stress si paga a caro prezzo.

La ricerca dell’equilibrio

Continua a leggere Università e salute: i rischi del troppo studio

Tecniche di memorizzazione più diffuse

Per preparare un esame o la tesi di laurea, è necessario memorizzare una notevole quantità di informazioni.

Ricordare elenchi, nomi, date e molto altro, può risultare piuttosto impegnativo per alcuni studenti e può rappresentare un grosso ostacolo verso l’obiettivo finale.

Esistono però alcune tecniche che possono aiutarci a migliorare le nostre performace e a memorizzare in poco tempo una grossa mole di nozioni.

Tag – mentali

Un metodo molto diffuso è quello di utilizzare brevi parole chiave da associare ad un’informazione. Si tratta dello stesso concetto dei “tag” tanto diffusi in rete. In questo caso parleremo di tag-mentali. Creando delle tag e delle etichette per identificare le informazioni, riusciremo in breve tempo a selezionare quel determinato elemento nella nostra mente e a ricordarlo con più facilità.

Discorso simile quello che riguarda la tecnica di memorizzazione dei loci. In questo caso però, si tratta di una tecnica che viene da lontano, addirittura dagli antichi romani. La tecnica del loci si basa sulla capacità innata della nostra mente di associare diverse idee o immagini tra di loro. Il termine latino locus -loci, significa luogo e per utilizzare il sistema loci, è necessario per prima cosa pensare ad un luogo o un itinerario che si può visualizzare nella nostra testa molto chiaramente.

Può essere la nostra casa, o qualsiasi luogo che contiene punti di riferimento chiari. Una volta individuato il percorso familiare che vogliamo affrontare e i punti di riferimento contenuti in esse che aiuteranno la nostra memoria, è il momento di associare a questi le informazioni che devono ricordare. L’immaginazione in questa tecnica è importantissima perché dovremo richiamare alla mente la via che abbiamo scelto o la casa di cui vogliamo servirci.

Quando dobbiamo ripassare il capitolo appena studiato, è il momento di ripercorrere le diverse stanze della nostra abitazione nell’ordine desiderato, riportando alla mente i concetti chiave che abbiamo associato ad ogni luogo.

Parole piolo

Un’altra tecnica piuttosto diffusa è quella delle parole piolo o parole velcro. La tecnica di memorizzazione chiamata delle parole a piolo, o delle parole di velcro è utile quando dobbiamo studiare degli elenchi da ricordare in un ordine ben preciso. Consiste nell’associare dei concetti che conosciamo bene, come i numeri da 1 a 20, con altri concetti nuovi che dobbiamo memorizzare. Un “piolo” quindi è solo un gancio mentale a cui “appendere” delle informazioni.

Questo gancio agisce come un promemoria per aiutarci a recuperare mentalmente delle informazioni. In altre parole, poiché non potremo mai dimenticare come contare da 1 a 10, associando le informazioni con quei numeri creeremo un sistema di archiviazione mentale che ci permetterà di recuperare l’informazione.

Imparare una o più tecniche di memorizzazione è fondamentale soprattutto per coloro che vogliono studiare velocemente. Spesso per ricordare date, nomi, o definizioni precise, gli studenti impiegano molto tempo e questo non solo li scoraggia, ma spesso mette in crisi la loro concentrazione. Per ricordare tutto quello che si studia, non solo è utile studiare bene, ma può essere altrettanto utile imparare una tecnica di memorizzazione per velocizzare il processo di apprendimento delle informazioni che dobbiamo memorizzare.

Annunci

Università e Lavoro

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: