Classifica mondiale delle università: l’Italia cala il poker

La scelta della facoltà dipende da molti fattori.

Tra i tanti, il prestigio di cui gode un determinato ateneo, può rappresentare l’elemento determinante per scegliere un’università rispetto ad un’altra. Ogni anno vengono stilate classifiche di ogni tipo e anche l’università ha la propria.

Qs World University Rankings

Da poco più di un mese è stato svelato l’esito della Qs World University Rankings, una delle più note classifiche che seleziona le 200 università migliori al mondo per il 2018. In totale sono stati analizzati 4.388 atenei, ma solo 956 sono finiti nella valutazione finale. Quest’ultima si è basata su diversi criteri: la quantità di investimenti fatti per l’insegnamento, i pareri dei professori e dei datori di lavoro, il numero di citazioni e degli studenti stranieri.

Comanda l’America

Al vertice della classifica si trovano per la prima volta quattro università americane e al primo posto si afferma per il sesto anno consecutivo il Massachussett Institute of Technology (Mit). Mantengono il secondo e terzo posto le università di Stanford e Harvard, mentre il California Institute of Technology (Caltech) sale al quarto posto. Altre università statunitensi e britanniche perdono invece terreno, mentre avanzano quelle di Russia, Australia, Singapore, Cina e India.

In questa speciale classifica, per la prima volta l’Italia piazza ben quattro università: il Politecnico di Milano è al 170esimo posto, in salita di 13 gradini rispetto all’anno scorso, mentre l’università di Bologna ha recuperato 20 posti, arrivando al 188esimo. La Scuola superiore Sant’Anna e la Scuola Normale Superiore, entrambe a Pisa, ricoprono insieme la 192esima posizione.

Molto bene anche la Employer Reputation, calcolata da Qs intervistando oltre 44mila aziende e imprese in tutto il mondo: Unibo guadagna 35 posizioni rispetto allo scorso anno. Altro risultato di rilievo è quello legato alle citazioni ottenute dalla ricerca Unibo (Citations per Faculty): considerando questo indicatore, l’Alma Mater guadagna ben 57 posizioni.

Una sapiente organizzazione

Un risultato di grande prestigio per queste facoltà, frutto di un sapiente lavoro di programmazione per il futuro. Ma questa non è l’unica classifica dedicata al mondo dell’università. Nel 2017 infatti, QS Quacquarelli Symonds, ha stilato la classifica delle migliori facoltà del mondo per 46 materie diverse. Nella top 10 di ognuna delle 46 discipline considerate emergono spesso l’Università di Cambridge, l’Università di Berkeley, L’Università di Oxford, Harvard, Stanford, il MIT, l’università di Los Angeles, la London School of Economics, Yale, la ETH di Zurigo e per finire Princeton.

Anche in questo caso però l’Italia dice la sua. L’ateneo che spicca di più nella classifica di QS è il Politecnico di Milano, che rientra tra le 50 migliori università del mondo in sei delle 46 discipline prese in considerazione (si è posizionato in settima posizione per Arte & Design). L’università di Bologna compare nella top 100 di 21 discipline, mentre la Sapienza di Roma rientra entro le 100 posizioni in ben 13 discipline.

Ben Sowter, capo del dipartimento ricerca di QS, ha affermato: “I risultati dell’analisi di quest’anno, indicano che il sistema universitario italiano resta forte in un’ampia varietà di discipline. Le università italiane appaiono nella Top-50 in 15 discipline, raggiungendo ottimi risultati in materie molto differenti come Finanza ed Archeologia, Fisica ed Arti dello Spettacolo”.

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Tesi di laurea: suggerimenti per la stesura

Scrivere la tesi di laurea può rappresentare un grosso ostacolo per alcuni studenti.

Non tutti infatti hanno dimestichezza con il mondo della scrittura, in particolar modo chi frequenta una facoltà ad indirizzo scientifico. Non esistono regole precise per quanto riguarda lo stile da utilizzare, che varia in base alla facoltà e all’argomento di cui andremo a parlare. Esistono però alcuni aspetti specifici da tenere sempre in considerazione.

Stile “giornalistico”

Uno degli errori più comuni fra gli studenti è quello di abusare troppo di affermazioni generiche e spesso inutili. Soprattutto all’inizio del lavoro, capita spesso di imbattersi in periodi ricchi di parole inutili, messe solo per fare scena. Se vogliamo andare sul sicuro, una buona scelta può essere quella di utilizzare uno stile simile a quello dei giornalisti: niente parole e frasi inutili, dritti al nocciolo della questione.

Discorso simile per frasi come “secondo me”, “secondo il mio parere”. Un lavoro di tesi infatti, non deve raccogliere i nostri pareri, ma elencare informazioni e fatti analizzati in maniera oggettiva.

La punteggiatura

Un altro punto dolente per molti studenti è rappresentato dalla punteggiatura. Una punteggiatura approssimativa fa apparire sciatto un lavoro altrimenti accurato. L’errore più comune da evitare è porre una virgola tra il soggetto e il verbo o tra il verbo e il complemento oggetto.

Attenzione poi agli spazi, da inserire sempre dopo i segni di punteggiatura. Riguardo alla posizione reciproca del punto e delle parentesi o virgolette: un eventuale punto fermo si pone prima delle virgolette o parentesi chiuse se virgolette o parentesi contengono un periodo indipendente, dopo in caso contrario.

Le virgolette vanno usate solo per citazioni letterali, o per evidenziare una parola nel momento in cui la si spiega o la si definisce. Le virgolette da preferire nell’uso italiano sono quelle ad angolo (« … »), in loro mancanza quelle alte (” … “).

Capoversi & numeri

A metà strada tra i segni di punteggiatura e la divisione in paragrafi, l’articolazione del discorso si indica tramite i capoversi (segnalati da un accapo e dal rientro della riga successiva). È importante che essi siano sfruttati bene, per indicare che si è chiusa una certa unità tematica e se ne inizia un’altra. In un normale stile espositivo, un capoverso dovrebbe essere lungo tra le dieci e le venti righe. Vanno per lo più evitati capoversi costituiti da un unico periodo.

Problemi particolari sono posti dall’uso dei segni di punteggiatura in numeri, abbreviazioni, simboli ecc. Nei numeri le migliaia si separano con uno spazio (o non si separano affatto), la parte decimale con la virgola o con il punto. Le unità di misura si scrivono dopo il numero, senza punti finali, mentre le ore e i minuti, si separano con i due punti, scrivendo i minuti sempre con 2 cifre. Infine i simboli delle valute, che si scrivono prima della cifra.

Vacanze universitarie: le mete più gettonate dagli studenti

La definizione “vacanze universitarie” sembra essere un grosso ossimoro.

Quando frequentiamo l’università infatti, sappiamo bene che le cose non saranno più come prima. Addio a quei fantastici 3 mesi (circa) di vacanza a cui eravamo abituati. La sessione di settembre incombe sulla testa degli studenti, come la famosa spada di Damocle e lo studio non conosce pause, neanche durante l’estate.

Questo però non significa che una vacanza, magari anche breve, ci sia preclusa del tutto. L’università infatti, non rappresenta questa prigione come pensano in molti e con la giusta organizzazione, è possibile scegliere la meta giusta per rilassarsi, prima di rimetterci sotto con lo studio. Ma quali sono le mete preferite dagli studenti?

Mare o montagna?

Partiamo dalla classica divisione tra mare e montagna. Di norma, la stragrande maggioranza degli studenti (soprattutto italiani) predilige una meta al mare, ma anche la montagna offre diverse opportunità. Le Dolomiti ad esempio, rappresentano un’ottima scelta per chi vuole scappare dall’afa estiva, ma allo stesso tempo desidera una vacanza sportiva e avventurosa.

Le occasioni sono veramente tante e tra rafting, arrampicate e passeggiate in alta quota, la scelta è veramente ampia. In questo caso però, un ostacolo potrebbe essere rappresentato dal prezzo: la montagna infatti, non è il posto più economico del mondo. Se però cerchiamo una vacanza avventurosa, attrezzarsi con una bella tenda può rappresentare la soluzione giusta per abbattere i costi.

Ma, come dicevamo, la stragrande maggioranza dei ragazzi predilige la classica vacanza al mare. Anche in questo caso, il nostro paese offre una vasta gamma di opzioni, ma spesso gli studenti preferiscono scappare all’estero.

Gente di mare

Secondo i dati 2016 della piattaforma Uniplaces, lo scorso anno la meta marittima europea preferita dagli studenti è stata Palma di Maiorca. A poche ore di volo dall’Italia, il divertimento a Palma di Maiorca è assicurato, grazie alle splendide spiagge e alla movida scatenata.

Rimanendo in Italia invece, una delle mete più gettonate è Gallipoli. Conosciuta anche come Perla dello Ionio, Gallipoli è diventata negli ultimi anni una delle mete italiane estremamente di moda per giovani universitari. La Baia Verde è forse la spiaggia più bella del luogo e del Salento in generale, con un mare limpido e calmo come in poche zone d’Italia.

Nonostante il caldo, sono molti i giovani che scelgono di trascorrere un breve periodo di vacanza in una capitale straniera. Tra le tante, Madrid occupa un ruolo di primo piano in questa speciale classifica. Merito delle attrattive culturali come i musei, ma anche della vivace vita notturna. Per non parlare della gastronomia

Discorso simile per Lisbona. La capitale del Portogallo infatti, è una meta per tutte le stagioni. Prezzi accessibili, ambiente a misura d’uomo e clima piacevole rendono la città un must imperdibile per le vacanze.

Alloggi universitari

Infine ricordiamo che, in molte di queste città, è possibile trascorrere la vacanza all’interno degli alloggi universitari. Una scelta ideale per chi non ha molti soldi a disposizione. Certo, non aspettiamoci grandi sistemazioni e alberghi di lusso, ma l’esperienza di trascorrere un po’ di tempo in un ambiente giovane e dinamico, vale di certo qualche sacrificio.

Tasse universitarie: risparmiare si può

L’istruzione pubblica è un diritto imprescindibile in un paese civile.

In Italia, almeno per quanto riguarda questo campo, possiamo definirci in prima linea. Nonostante tutte le difficoltà che affronta il nostro sistema universitario, si tratta pur sempre di uno dei più inclusivi al mondo, grazie al quale si cerca di garantire a tutti il diritto all’istruzione.

Diritto all’istruzione che però, è sempre costretto a fare i conti con il lato economico. Nonostante il fatto che, l’università italiana sia una delle più economiche al mondo, molte persone possono sempre incontrare difficoltà per proseguire gli studi. Vediamo quindi in che modo è possibile risparmiare sulle tasse universitarie.

Studenti modello

Borse di studio vere e proprie a parte, esistono una serie di esenzioni e sgravi a cui molti studenti hanno diritto e che vengono spesso e volentieri pubblicizzate poco e male. Il risultato è che senza neanche saperlo molti studenti finiscono con il pagare la retta e l’iscrizione al 100% senza neanche sospettare che, non senza qualche sforzo per stare dietro ai moduli e alle procedure, potrebbero risparmiare non poco. Uno dei primi requisiti utili è quello di essere una sorta di studente modello.

Infatti, per coloro che si laureano nei tempi stabiliti con il punteggio massimo (110/110), e aventi un ISEE non superiore a determinati livelli che variano da un ateneo all’altro, è previsto il totale rimborso dei contributi versati per quanto riguarda l’ultimo anno. In poche parole, in questo modo sarà possibile pagare un anno in meno. La richiesta però, deve essere presentata nei 30 giorni successivi al conseguimento della laurea.

Sempre legato a un livello ISEE non troppo alto, sono considerati adatti ad ottenere uno grosso sconto sulle tasse richieste quegli studenti che, al 30 settembre (cioè al termine della sessione di riparazione annuale), abbiano conseguito almeno l’80% dei crediti previsti per l’anno di corso, con un media ponderata non inferiore a 27; gli studenti con questi requisiti hanno quindi diritto ad un esonero addirittura del 50% sui contributi universitari. Agevolazione che vale anche per il primo anno, sia di triennale che di magistrale.

Studenti lavoratori

Discorso diverso quello che riguarda gli studenti lavoratori. Anche chi si divide fra studio e lavoro infatti, può usufruire di alcune agevolazioni economiche. Rientrano in questa categoria gli studenti dipendenti o assimilati (per un periodo minimo di 6 mesi), autonomi con partita IVA o autonomi con attività con attività non esercitata abitualmente; previo livello ISEE inferiore a una certa soglia e con reddito netto inferiore ai 7.000 euro, questi studenti-lavoratori possono ottenere uno sconto del 30% sulle tasse universitarie fin dal primo anno.

Sono inoltre previsti sgravi e agevolazioni nel caso di più figli di uno stesso nucleo famigliare, iscritti alla medesima università. Si tratta di una riduzione che varia sempre da ateneo ad ateneo, quindi l’ideale sarebbe rivolgersi alla propria segreteria per ottenere tutte le informazioni necessarie.

Insomma, gli sgravi fiscali per affrontare l’università sono numerosi e, in alcuni casi, estremamente convenienti. L’importante è informarsi in tempo e, soprattutto, cercare di essere degli ottimi studenti. Perché laurearsi in tempo e con buoni voti, non solo ci farà risparmiare tempo, ma anche molto denaro.

Tesi di laurea: le citazioni bibliografiche

Scrivere una tesi di laurea significa analizzare moltissimi testi.

La mole di informazioni con la quale ci andremo a confrontare, può essere veramente enorme, ed è quindi il caso di organizzarla al meglio. Già in passato abbiamo approfondito il discorso riguardante elementi quali: la bibliografia; l’indice; la struttura della tesi. Oggi invece ci concentriamo su un ulteriore elemento da non sottovalutare, le citazioni bibliografiche della nostra tesi di laurea.

Riportare il pensiero altrui

Ogni volta che in un lavoro di tesi si riporta il pensiero di altri, è fondamentale riconoscerlo e segnalarlo. La citazione bibliografica permette al lettore di individuare con facilità le fonti utilizzate dall’autore della tesi. Le citazioni sono costituite da una serie di elementi (titolo, autore, anno, editore) in un ordine fisso, preceduti e seguiti da una punteggiatura convenzionale e seguono uno stile standardizzato che va applicato con coerenza e omogeneità in tutto il documento.

Un errore comune è quello di organizzare le citazioni bibliografiche una volta terminato di scrivere la tesi; in questo modo però si rischia di perdere il doppio del tempo, ed è quindi meglio organizzarle durante il lavoro di stesura.

Le tipologie

Esistono varie tipologie di citazione e possono riguardare sia la letteratura primaria (quella cioè su cui verte il proprio lavoro) sia quella secondaria (quella cioè che verte sullo stesso tema del proprio lavoro). Salvo casi particolari, è difettoso sia un lavoro che cita troppo poco (fa sospettare arbitrio o ignoranza della letteratura del proprio argomento), sia uno che cita troppo (fa sospettare scarsa capacità di usare la propria testa o desiderio di sfoggio di cultura).

Le citazioni dovrebbero essere sempre «di prima mano», cioè ricavate o riscontrate sul testo originale o su una buona traduzione integrale: non solo per evitare possibili imprecisioni di forma o di contenuto, ma anche per controllare il contesto e scongiurare errori di interpretazione.

Eccezioni sono lecite quando la citazione non è determinante per il proprio discorso, quando il testo originale è irreperibile o inaccessibile, quando la fonte usata è particolarmente autorevole.

Il pensiero di un autore può essere citato letteralmente o a senso. La citazione letterale si usa nella letteratura primaria per mettere in risalto nella maniera più obiettiva il pensiero dell’autore, nella letteratura secondaria per discutere o semplicemente usare un giudizio critico particolarmente importante. La citazione a senso si usa generalmente per riassumere o parafrasare passi di importanza minore.

Lingua originale o traduzione?

Una citazione letterale può essere fatta sia nella lingua originale (eventualmente ponendo una traduzione in nota), sia in traduzione (propria o altrui, eventualmente ponendo il testo originale in nota). La prima soluzione è consigliabile soprattutto nel caso di testi letterari e obbligatoria per testi poetici e brani di cui si vuole offrire un’interpretazione che dipende in maniera determinante dalla traduzione. La seconda soluzione invece, è adatta in tutti gli altri casi, soprattutto nella letteratura secondaria.

Infine, ricordiamo che esistono diversi stili da usare per le citazioni, che dipendono dalle scelte redazionali delle diverse case editrici o della comunità scientifica in cui si opera (es. la comunità degli psicologi, degli economisti, dei fisici, degli storici…). Prima di adottare uno stile, è quindi consigliabile consultare il proprio relatore.

Università telematica: alla scoperta delle facoltà 2.0

Una buona istruzione, nonostante ciò che dicono in molti, rappresenta ancora un valore aggiunto al nostro curriculum vitae.

Possedere o meno una laurea (di primo o di secondo livello), può fare la differenza tra un colloquio di lavoro andato a buon fine, oppure no. Non tutti però hanno le stesse possibilità e sono in molti quelli che, pur volendo, non hanno il tempo materiale per dedicarsi seriamente allo studio.

Le motivazioni possono essere tante: necessità di lavorare; una giovane mamma che deve prendersi cura dei figli; troppa distanza dalla facoltà. Per andare incontro a tutte queste necessità, negli ultimi anni si sono sviluppati sempre di più i corsi che possono essere seguiti da casa e, in particolare, le università on line, o telematiche.

E-learning

Le università on-line, sono dei veri e propri enti universitari, riconosciuti a tutti gli effetti dal MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca). Infatti, c’è un decreto del 17/04/2003, che stabilisce che i titoli di studio, acquisiti mediante un’università telematica, abbiano lo stesso valore legale, di quelli conseguiti in un ateneo tradizionale.

Le università online hanno come sistema-base dello studio, il metodo e-learning, ovvero, l’apprendimento telematico. Le lezioni si svolgono quasi tutte online, in video-conferenza e i materiali, reperibili per ogni insegnamento, sono disponibili sulla piattaforma internet dell’università scelta.

Se nel lontano 2003/2004 gli iscritti a queste università alternative erano solo 1500, i dati aggiornati al 2013/2014 registrano un aumento, quasi del 17%, con un numero di iscritti che arriva a sfiorare i 40 mila iscritti. La crescita non sembra destinata ad arrestarsi: le statistiche arrivano a prevedere un ulteriore aumento che raggiungerà il suo culmine nel prossimo 2017/2018, quando le università telematiche raggiungeranno quasi gli 80 mila iscritti.

Una facoltà a tutti gli effetti

Spesso si prende per assunto indissolubile che l’università telematica, a dispetto dell’università tradizionale, sia adatta solo a persone che non hanno tempo di frequentare e di studiare, partendo dalla falsa convinzione che sia più facile o che addirittura non esistano esami. L’università telematica invece, proprio come quella tradizionale, ha l’obbligo di far sostenere esami di profitto che vengono somministrati da docenti universitari il cui grado di difficoltà è pari a quello delle università tradizionali.

Tasse più alte e niente vita universitaria

Ma, come tutte le cose, anche l’università telematica ha qualche svantaggio, tra i quali quello delle tasse. In queste facoltà infatti, la tassa universitaria, da pagare ogni anno, è più alta rispetto ad un’università statale. Quindi la maggior parte delle persone che frequentano un’università telematica hanno un lavoro o comunque hanno una posizione economica familiare tale da riuscire a pagare una tassa superiore rispetto ad un’università pubblica.

Facendo una scelta del genere inoltre, viene meno quell’esperienza di vita universitaria, che ci forma e ci fa crescere. Anche se alcune università telematiche, offrono la possibilità di fare più ore di lezioni frontali e a volte, di vivere in un vero e proprio campus, spesso l’esperienza non è vivibile al 100%.

Per queste e per molte altre ragioni, quella dell’università on line è una scelta da prendere con grande serietà, ed in rete è possibile trovare tutte le informazioni riguardanti le varie facoltà telematiche presenti nel nostro paese.

Una decisione importante: la scelta della facoltà

La scelta dell’università è un momento cruciale del nostro percorso di studi.

Proprio in questi giorni, tantissimi studenti sono divisi tra la felicità per aver terminato la scuola e la scelta della facoltà da frequentare. Si tratta di una decisione molto importante, perché influenzerà i prossimi anni a venire.

L’iscrizione all’università richiede capacità di scelta e per scegliere sono necessarie tutte le informazioni disponibili. Immatricolarsi alla facoltà giusta infatti, vuol dire tenere in considerazione diversi fattori, come le proprie attitudini, i propri gusti e sogni, ma nello stesso tempo bisogna rimanere con i piedi per terra ed essere realisti.

Avere le idee chiare

Alcuni studenti hanno già le idee chiare da tempo, altri invece sono indecisi tra due o più percorsi universitari. Ovviamente, una delle prime domande che dobbiamo porci, riguarda il nostro futuro e cosa desideriamo fare nella vita. Valutato ciò, bisogna poi informarsi bene sulle materie, sull’organizzazione del corso di laurea, il piano di studi e gli sbocchi professionali di una determinata facoltà.

Dopo aver raccolto volantini e guide per studenti, leggiamo e analizziamo attentamente i piani di studio dei corsi a cui siamo interessati.

Raccolta di informazioni

Verifichiamo cosa effettivamente andremo a studiare e imparare; individuiamo le materie che potrebbero risultarci problematiche e gli esami fondamentali e confrontiamoli con la nostra preparazione iniziale. Se qualcosa non ci è chiaro possiamo parlarne con studenti che stanno facendo quel corso o fissare dei colloqui con i professori.

Può essere molto utile anche frequentare una lezione universitaria e partecipare alle iniziative organizzate dagli atenei che consentono di entrare in aula, per sperimentare da vicino il nostro futuro.

In ogni caso, l’importante è sempre scegliere qualcosa che ci piaccia, visto che ciò che andremo a studiare influenzerà il nostro futuro. Il rischio infatti, è quello di iscriversi ad una facoltà per la quale non siamo portati e di abbandonarla dopo poco. In questo caso avremo solo sprecato il nostro tempo e i nostri soldi.

Test attitudinali & sbocchi lavorativi

In linea di massima, bene o male ogni persona dovrebbe conoscere quali sono i propri interessi e predisposizioni alla “veneranda” età di 18 anni, comunque per chiarire la situazione in modo più oggettivo esistono anche innumerevoli test attitudinali. Sono dei semplici questionari, quasi sempre gratuiti, che si possono reperire online e che permettono di focalizzare al meglio le proprie attitudini ed inclinazioni.

Infine è bene informarsi sulle possibilità di svolgere degli stage e dei tirocini all’interno delle aziende. Il rapporto aziende-università è un asse portante che dovrebbe essere estremamente valorizzato e potenziato ai fini di favorire l’inserimento dei neolaureati nel mondo del lavoro e allo scopo di mettere al passo dei tempi le società italiane, sempre alle prese con una cronica arretratezza nel campo della informatizzazione, della ricerca e dello sviluppo. Se il corso di laurea che si sta per scegliere si appoggia già al tessuto produttivo del paese, allora il periodo di disoccupazione dopo la laurea dovrebbe essere molto breve.

Insomma, le informazioni necessarie per effettuare una buona scelta del corso di laurea ci sono; l’importante è sfruttarle al meglio e valutare per tempo tutti i pro e i contro.

Tra ansia e paura del futuro: come gestire il post-laurea

Raggiungere la laurea rappresenta il momento più alto della nostra vita da studenti.

Dopo anni di fatica, finalmente siamo arrivati al fatidico momento ed è giusto godersi il momento. Molti studenti però, sin da quel momento cominciano a pensare al proprio futuro e a quella che sarà la loro vita dopo l’università.

La vita in facoltà infatti, con tutte le sue difficoltà, rappresenta un ambiente protetto con regole abbastanza semplici. Una volta fuori invece, le cose non son altrettanto semplici e si corre il rischio di essere disorientati. Come muoversi quindi nel periodo che segue la laurea?

Dopo la triennale

Il discorso è molto diverso se parliamo di laurea triennale o specialistica. Dopo la triennale infatti, la risposta ovvia potrebbe essere quella di proseguire gli studi: ma anche in questo caso si tratta di una scelta da valutare con attenzione. False pretese ed inadeguate aspettative infatti, portano la maggior parte degli studenti ad intraprendere una carriera universitaria di gran lunga superiore a quella richiesta per poter lavorare in Italia e all’estero.

Le aziende, gli enti pubblici e gli studi professionali ricercano specifiche figure con livelli di studio adeguati a responsabilità e retribuzione. La scelta di continuare gli studi oltre la triennale quindi, deve essere dettata da un’attenta analisi delle proprie capacità, del mondo del lavoro nel settore scelto e la situazione socio-economica del paese in cui si vorrà lavorare.

Esperienza pratica

In ogni caso, che si tratti di laurea di primo livello o specialistica, bisogna confrontarsi con i limiti della nostra università, da tutti definita poco propedeutica alla vita pratica del mondo del lavoro. Una soluzione potrebbe essere quella di investire i primi mesi da laureati in uno stage formativo, un modo diretto per fare esperienza sul campo.

Ricordiamo che abbiamo 12 mesi di tempo dal conseguimento della laurea per cogliere l’opportunità di svolgere il cosiddetto tirocinio post-laurea di formazione ed orientamento. Decorsi questi 12 mesi infatti, possiamo ancora svolgere uno stage, ma in questo caso si tratterà di un tirocinio di reinserimento e sarà necessario che il Centro per l’Impiego ci rilasci il certificato di inoccupazione/disoccupazione.

Stage & Master

Un’altra soluzione molto gettonata è quella del master, ma anche in questo caso è bene valutare con attenzione. Buttarsi a capofitto su di un master infatti, farà slittare ulteriormente l’ingresso nel mondo del lavoro. Diverse sono le situazioni nelle quali l’attività che si vuole svolgere ha per prassi almeno due master a curriculum.

La tendenza degli uffici risorse umane è quello di capire perché uno neo-laureato abbia frequentato per così tanti anni senza interruzioni, stage o esperienze lavorative. Spesso vale di più un’estate passata a lavorare come cameriere all’estero che un intero semestre di specializzazione, questo perché all’atto pratico, le aziende vogliono assumere dipendenti in grado di esser produttivi sin da subito.

Viaggiare

Nel caso in cui invece, siamo riusciti a conseguire la laurea rientrando nei tempi giusti, l’idea di un bel viaggio all’estero può rappresentare la scelta ideale. Nella vita infatti, non sarà facile avere ancora tutte queste occasioni per viaggiare e il periodo post-laurea rappresenta il momento migliore per intraprendere un viaggio alla scoperta di luoghi sconosciuti.

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Università e Lavoro

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