Perché la tesi è tutta questione di stile

Oggi concentriamo la nostra attenzione su uno degli elementi più importanti, ma allo stesso tempo più opinabili, quando si approccia al lavoro di stesura di una tesi di laurea. Stiamo parlando del “come” scrivere la tesi e cioè di quale stile usare.

A questo punto, fare una premessa è un vero e proprio obbligo. Mai come in questo caso infatti, non esiste un manuale da seguire, soprattutto perché ad ogni tesi, corrisponde uno stile di scrittura differente. Scriveremo quindi in un modo, se si stratta di una tesi di tipo sperimentale, in un altro nel caso di quella compilativa.

Anche la tipologia di facoltà influenza tantissimo questa scelta. Lo stile di scrittura infatti, varia molto a seconda che si tratti di una facoltà scientifica o di una umanistica. Inutile dire che, nel caso delle prime, si tende a prediligere uno stile più asciutto e tecnico possibile, mentre per quanto riguarda le seconde, sicuramente sono numerose le “licenze poetiche” a disposizione del laureando (ma sempre senza esagerare).

Ribadendo quindi per l’ennesima volta che, lo stile linguistico è in gran parte questione di gusti personali e di necessità, cerchiamo di scoprire però se ci sono alcuni aspetti sui quali è possibile concentrarsi, almeno per riuscire a capire cosa non bisogna fare.

Chiarezza e occhio alla grammatica

E’ sempre bene essere il più possibile chiari, ordinati ed eleganti nel nostro testo. Non eccediamo in originalità per voler risaltare ad ogni costo. L’utilizzo di frasi brevi e semplici è sicuramente un buon punto di partenza. Cerchiamo poi di ridurre al minimo i nostri pareri personali. Utilizzare frasi come «secondo me», «a mio parere» e simili, non è una scelta particolarmente indicata. Un lavoro di tesi infatti, non ha come obiettivo primario quello di rendere noto il nostro punto di vista, ma di esprimere un concetto chiaro, dopo aver valutato tutti gli elementi.

Dal punto di vista grammaticale è sconsigliato l’uso di superlativi, mentre aggettivi ed avverbi vanno centellinati con cautela. Si tratta di un lavoro di “sottrazione” da effettuare sul nostro testo, rendendolo così più chiaro e meno pesante in fase di lettura. Questo ci collega ad un altro dilemma piuttosto diffuso. Una tesi molto lunga infatti, non rappresenta una garanzia di qualità e di risultato. Anzi, spesso una tesi più breve ma più precisa, è valutata positivamente dal nostro relatore e dalla commissione.

Ricorda chi hai davanti

Attenzione poi a ciò che diamo per scontato. Non tutti i nostri interlocutori infatti, sono esperti dell’argomento che stiamo trattando, quindi valutiamo attentamente cosa è necessario spiegare per andare avanti e cosa no. Anche per questo, si tende ad utilizzare la prima persona plurale (noi), al posto della prima singolare (io). Il «noi» infatti, tende a coinvolgere di più il lettore (nel caso specifico, la commissione di tesi).

Un altro elemento da non sottovalutare infine, è la presenza di termini stranieri. Un errore comune è quello di voler usare termini stranieri (ad esempio in inglese), anche in presenza del corrispettivo italiano. Stesso discorso se cerchiamo di tradurre ad ogni costo un termine proveniente da un’altra lingua in italiano.

Come scegliere il relatore?

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