Un lungo lavoro di ricerca: la tesi sperimentale

Come ben sappiamo, esistono differenti tipologie di tesi di laurea.

Tutte variano in base al tipo di materia trattata e di facoltà. Nonostante questo però, sappiamo che è possibile dividerle in 2 categorie principali. La tesi sperimentale e la tesi compilativa.
Oggi concentriamo la nostra attenzione sulla prima tipologia, quella sperimentale.

Mai essere banali

La tesi di laurea sperimentale è un vero e proprio lavoro scientifico. L’obiettivo principale è quindi quello di non trattare nessun argomento noto o scontato, ma fornire un vero e proprio contributo nel processo di conoscenza scientifica. Non a caso, la tesi sperimentale nella stragrande maggioranza dei casi, viene presentata al termine di un percorso universitario in ambito scientifico. Nulla però impedisce di applicarla anche alle facoltà umanistiche.

Sviluppare una tesi sperimentale richiede tempo, impegno e organizzazione, proprio perché si andrà a proporre e sperimentare un metodo innovativo, passando quasi sempre molto tempo in laboratorio, per la raccolta dei dati. Come prima cosa è importante stabilire subito quale sarà l’obiettivo del nostro lavoro, per poi mettere in evidenza i metodi e gli strumenti che ci hanno supportato nel percorso di ricerca.
Una buona tesi sperimentale dovrà avere una struttura di questo tipo: titolo – indice – introduzione – presupposti teorici – materiali e metodi – risultati dell’analisi – discussione dei risultati – conclusioni – bibliografia.

Materiali & metodi

Nel titolo, non troppo lungo, deve essere racchiuso tutto il valore della nostra tesi. Per questo deve racchiudere il cuore del nostro lavoro, facendo solo intuire le conclusioni. Nell’introduzione, il laureando deve brevemente esporre la propria competenza riguardo l’argomento trattato, presentando inoltre una breve carrellata delle scoperte inerenti negli ultimi anni.

Uno degli aspetti più importanti di una tesi di laurea di tipo sperimentale, è quello che riguarda la sezione materiali e metodi. Qui infatti andrà inserito l’elenco e la descrizione di tutti gli strumenti e le procedure che sono stati utilizzati per effettuare i test. In questo caso è bene indicare dove si sono svolte le ricerche (se si tratta di un laboratorio universitario, oppure uno privato), ed anche quando, cioè l’intervallo di tempo durante il quale si sono eseguite le osservazioni.

La resa dei conti

Ovviamente, un altro momento fondamentale, è sicuramente quello della discussione. In una tesi di laurea sperimentale infatti, la discussione è il momento in cui il candidato deve mettere in evidenza i risultati del proprio lavoro, illustrando con precisione qual è stato il suo apporto verso quel determinato argomento. Si tratta di esporre un’analisi critica dei risultati ottenuti (che non devono essere per forza “rivoluzionari”), con particolari riferimenti alle problematiche riscontrate e alla possibilità di ulteriori ricerche in futuro.

Infine, mai come in questo caso, è bene concentrarsi a fondo sulla bibliografia, che indicherà tutte le fonti utilizzate per la tesi. In un lavoro sperimentale, tre le nostre fonti ci saranno spesso articoli di riviste scientifiche, che rappresentano un bacino indispensabile al quale attingere.

Come sempre, queste poche semplici regole possono variare in base a numerosi fattori: tipo di tesi, relatore, tempo a disposizione. Ma di certo se riusciremo a seguire le nostre linee guida, riusciremo ad ottenere un lavoro all’altezza delle nostre aspettative.

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