La dura vita dello studente-lavoratore

Il periodo che trascorriamo all’università è sicuramente uno dei più importanti della nostra vita.

Si tratta di anni indimenticabili che porteremo sempre dentro di noi. Ma la vita dello studente universitario non è tutta rose e fiori, specie se si tratta di uno studente fuori sede. La maggior parte degli studenti fuori sede (ma non solo) infatti, deve far coincidere lo studio universitario con il lavoro. C’è chi decide di trovare un lavoro perché altrimenti non può permettersi gli studi. Chi vuole rendersi indipendente dalla famiglia. Chi un impegno lavorativo già ce l’ha, ma ha deciso di tornare sui libri per un aggiornamento professionale. Ognuno ha la propria motivazione, ma certo non è facile far coincidere i due mondi, ancor di più quando siamo prossimi alla tesi di laurea.

Le professioni sono quelle classiche, ma ovviamente quelle a contatto con il pubblico sono le più diffuse fra gli studenti lavoratori: il lavoro del cameriere o del barista può risultare comodo quando non si sovrappone con gli orari delle lezioni e dello studio.

Come risulta dall’ultima indagine di AlmaLaurea, i laureati con esperienze di lavoro durante gli studi sono stati pari al 68 per cento (60 per cento di studenti-lavoratori, ovvero coloro che hanno avuto solo brevi parentesi lavorative e 8 per cento di lavoratori-studenti cioè coloro con un’occupazione continuativa).

In questi casi conciliare le ore di studio con la quotidianità non è affatto una passeggiata. Comporta molti sacrifici e rinunce: non è facile frequentare in maniera assidua le lezioni, partecipare a seminari e dedicare ai libri le ore che si vorrebbe. Ma come possiamo fare per riuscire a terminare in maniera brillante il nostro percorso universitario, senza rinunciare al lavoro?

Programmazione e ottimizzazione dei tempi

Programmare deve essere un mantra durante la nostra carriera universitaria. Sarebbe cosa buona cominciare a stilare un calendario chiaro una volta ottenuto il materiale necessario per lo studio e calcolare il numero di ore e di giorni necessari per ottenere una buona preparazione.

Molti studenti-lavoratori inoltre, sono spesso legati all’utilizzo di mezzi pubblici. Il cosiddetto pendolarismo. In media sono circa 30 minuti di pendolare al giorno che possono essere impiegati per studiare qualcosa. In generale, l’importante è cercare di ottimizzare il tempo a disposizione e sfruttare i momenti morti.

Il ruolo dell’università

Anche gli atenei vengono incontro ai lavoratori e consentono di concordare insieme la durata degli studi in base alle proprie esigenze di tempo e di impegno. Il part-time, più anni, meno tasse: diventare uno studente part-time significa allungare la durata del corso di studio (senza andare fuori corso) e risparmiare sulla retta. I regolamenti variano da ateneo a ateneo, ma in linea di massima iscriversi al tempo parziale significa lasciare invariato il numero sia di esami che di crediti per ottenere la laurea che viene “spalmato” su più anni di studio. Inoltre si ottiene uno sconto sul contributo specifico del proprio corso.

Riuscire a conciliare lavoro e frequenza oggi sembra più facile che negli anni passati, come dimostrato dall’ultimo rapporto di AlmaLaurea che evidenzia, infatti, un aspetto positivo: i frequentanti erano il 63 per cento nel 2004 e salgono al 68 per cento nel 2014.

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