Università e tecnologia

Il mondo universitario è in continua evoluzione.

Grazie all’avvento delle nuove tecnologie, le facoltà si stanno trasformando in una sorta di brand, seguendo una tendenza che sta ormai abbracciando tutto il mondo. E l’università italiana? Qual è il rapporto della nostra università con le tecnologie?

Negli Stati Uniti, è una prassi ormai consolidata, mentre le università italiane ancora faticano a trasformarsi in atenei 2.0. Il rischio è quello di rimanere indietro rispetto ad altre nazioni che attirano studenti stranieri, provenienti da tutto il mondo. La capacità di richiamare studenti stranieri e di essere competitivi a livello internazionale, anche sui social, ha un grande peso. Nella classifica di Times Higher Education sulle 200 università migliori sotto il profilo dell’internazionalizzazione, non figurano gli atenei italiani. Un dato in linea con quelli di Education at a Glance 2015. Dal rapporto annuale dell’Ocse risulta che le università italiane attirano pochi studenti stranieri: nel 2013 erano 16.000, mentre in Francia erano 46.000 e in Germania 68.000.

Uno spazio europeo per la conoscenza

Per reggere meglio il confronto con l’estero, gli atenei italiani stanno cambiando le loro strategie. Anche quelle relative alla comunicazione, ma c’è ancora tanto lavoro da fare. La riforma universitaria, con la divisione tra corsi triennali e specialistici/magistrali, è nata proprio con questo intento, ovvero incentivare la mobilità degli studenti e gli scambi interculturali tra i paesi al fine di creare un unico grande spazio europeo della conoscenza.

I social media

Ovviamente da questo discorso, non posso essere esclusi i social media. I social non sono solo uno strumento di comunicazione, ma anche di gestione e gli atenei dovrebbero pensare a dei contenuti adatti a questo mezzo. L’idea è quella di far diventare internet e i social il motore interno della comunicazione dell’ateneo. Per gli internauti, che vogliono tutto e subito, la tempestività rischia di diventare importante quanto il contenuto. Un effetto collaterale a cui si può porre rimedio adottando alcune regole sui tempi e i luoghi di risposta.

Aumentare la popolarità e diffondere il brand università attraverso la rete. Questo l’obiettivo del social media marketing, che offre diverse opportunità agli atenei, anche in termini di ritorno economico. Con la rivoluzione tecnologica il mercato è cambiato radicalmente. Oggi, da una parte si cerca di monopolizzare e acquisire online i dati prodotti gratuitamente dall’interazione tra gli utenti per trarne profitto. Dall’altra, c’è chi ritiene che l’informazione sia un bene comune (e che non possa essere monetizzata). Ci si interroga se a prevalere sarà questa scuola di pensiero oppure no.

Università del futuro

Nel nostro territorio l’e-learning è già oggetto, da diverso tempo, di ricerche e sperimentazioni: in questo modo la formazione potrà essere estesa all’intero arco della vita della gente (long life learning) e raggiungere anche le persone che, fino ad ora, non avevano potuto accedere all’istruzione: studenti lavoratori, anziani, disabili.

Certo, per non rimanere indietro rispetto agli altri paesi, l’Italia deve darsi da fare, investendo in maniera massiccia nel mondo universitario. Solo così riusciremo ad attirare studenti e ricercatori, ansiosi di venire a studiare e lavorare nel nostro paese.

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