Tesi di laurea: le citazioni bibliografiche

Scrivere una tesi di laurea significa analizzare moltissimi testi.

La mole di informazioni con la quale ci andremo a confrontare, può essere veramente enorme, ed è quindi il caso di organizzarla al meglio. Già in passato abbiamo approfondito il discorso riguardante elementi quali: la bibliografia; l’indice; la struttura della tesi. Oggi invece ci concentriamo su un ulteriore elemento da non sottovalutare, le citazioni bibliografiche della nostra tesi di laurea.

Riportare il pensiero altrui

Ogni volta che in un lavoro di tesi si riporta il pensiero di altri, è fondamentale riconoscerlo e segnalarlo. La citazione bibliografica permette al lettore di individuare con facilità le fonti utilizzate dall’autore della tesi. Le citazioni sono costituite da una serie di elementi (titolo, autore, anno, editore) in un ordine fisso, preceduti e seguiti da una punteggiatura convenzionale e seguono uno stile standardizzato che va applicato con coerenza e omogeneità in tutto il documento.

Un errore comune è quello di organizzare le citazioni bibliografiche una volta terminato di scrivere la tesi; in questo modo però si rischia di perdere il doppio del tempo, ed è quindi meglio organizzarle durante il lavoro di stesura.

Le tipologie

Esistono varie tipologie di citazione e possono riguardare sia la letteratura primaria (quella cioè su cui verte il proprio lavoro) sia quella secondaria (quella cioè che verte sullo stesso tema del proprio lavoro). Salvo casi particolari, è difettoso sia un lavoro che cita troppo poco (fa sospettare arbitrio o ignoranza della letteratura del proprio argomento), sia uno che cita troppo (fa sospettare scarsa capacità di usare la propria testa o desiderio di sfoggio di cultura).

Le citazioni dovrebbero essere sempre «di prima mano», cioè ricavate o riscontrate sul testo originale o su una buona traduzione integrale: non solo per evitare possibili imprecisioni di forma o di contenuto, ma anche per controllare il contesto e scongiurare errori di interpretazione.

Eccezioni sono lecite quando la citazione non è determinante per il proprio discorso, quando il testo originale è irreperibile o inaccessibile, quando la fonte usata è particolarmente autorevole.

Il pensiero di un autore può essere citato letteralmente o a senso. La citazione letterale si usa nella letteratura primaria per mettere in risalto nella maniera più obiettiva il pensiero dell’autore, nella letteratura secondaria per discutere o semplicemente usare un giudizio critico particolarmente importante. La citazione a senso si usa generalmente per riassumere o parafrasare passi di importanza minore.

Lingua originale o traduzione?

Una citazione letterale può essere fatta sia nella lingua originale (eventualmente ponendo una traduzione in nota), sia in traduzione (propria o altrui, eventualmente ponendo il testo originale in nota). La prima soluzione è consigliabile soprattutto nel caso di testi letterari e obbligatoria per testi poetici e brani di cui si vuole offrire un’interpretazione che dipende in maniera determinante dalla traduzione. La seconda soluzione invece, è adatta in tutti gli altri casi, soprattutto nella letteratura secondaria.

Infine, ricordiamo che esistono diversi stili da usare per le citazioni, che dipendono dalle scelte redazionali delle diverse case editrici o della comunità scientifica in cui si opera (es. la comunità degli psicologi, degli economisti, dei fisici, degli storici…). Prima di adottare uno stile, è quindi consigliabile consultare il proprio relatore.

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