Tesi di laurea: suggerimenti per la stesura

Scrivere la tesi di laurea può rappresentare un grosso ostacolo per alcuni studenti.

Non tutti infatti hanno dimestichezza con il mondo della scrittura, in particolar modo chi frequenta una facoltà ad indirizzo scientifico. Non esistono regole precise per quanto riguarda lo stile da utilizzare, che varia in base alla facoltà e all’argomento di cui andremo a parlare. Esistono però alcuni aspetti specifici da tenere sempre in considerazione.

Stile “giornalistico”

Uno degli errori più comuni fra gli studenti è quello di abusare troppo di affermazioni generiche e spesso inutili. Soprattutto all’inizio del lavoro, capita spesso di imbattersi in periodi ricchi di parole inutili, messe solo per fare scena. Se vogliamo andare sul sicuro, una buona scelta può essere quella di utilizzare uno stile simile a quello dei giornalisti: niente parole e frasi inutili, dritti al nocciolo della questione.

Discorso simile per frasi come “secondo me”, “secondo il mio parere”. Un lavoro di tesi infatti, non deve raccogliere i nostri pareri, ma elencare informazioni e fatti analizzati in maniera oggettiva.

La punteggiatura

Un altro punto dolente per molti studenti è rappresentato dalla punteggiatura. Una punteggiatura approssimativa fa apparire sciatto un lavoro altrimenti accurato. L’errore più comune da evitare è porre una virgola tra il soggetto e il verbo o tra il verbo e il complemento oggetto.

Attenzione poi agli spazi, da inserire sempre dopo i segni di punteggiatura. Riguardo alla posizione reciproca del punto e delle parentesi o virgolette: un eventuale punto fermo si pone prima delle virgolette o parentesi chiuse se virgolette o parentesi contengono un periodo indipendente, dopo in caso contrario.

Le virgolette vanno usate solo per citazioni letterali, o per evidenziare una parola nel momento in cui la si spiega o la si definisce. Le virgolette da preferire nell’uso italiano sono quelle ad angolo (« … »), in loro mancanza quelle alte (” … “).

Capoversi & numeri

A metà strada tra i segni di punteggiatura e la divisione in paragrafi, l’articolazione del discorso si indica tramite i capoversi (segnalati da un accapo e dal rientro della riga successiva). È importante che essi siano sfruttati bene, per indicare che si è chiusa una certa unità tematica e se ne inizia un’altra. In un normale stile espositivo, un capoverso dovrebbe essere lungo tra le dieci e le venti righe. Vanno per lo più evitati capoversi costituiti da un unico periodo.

Problemi particolari sono posti dall’uso dei segni di punteggiatura in numeri, abbreviazioni, simboli ecc. Nei numeri le migliaia si separano con uno spazio (o non si separano affatto), la parte decimale con la virgola o con il punto. Le unità di misura si scrivono dopo il numero, senza punti finali, mentre le ore e i minuti, si separano con i due punti, scrivendo i minuti sempre con 2 cifre. Infine i simboli delle valute, che si scrivono prima della cifra.

Rispondi