Università e lavoro: quali sono le lauree migliori?

Ci sono molti motivi che spingono una persona ad iscriversi all’università.

C’è chi decide di farlo perché appassionato di un determinato argomento; chi semplicemente per accrescere il proprio bagaglio culturale; chi perché costretto dalla famiglia e potremo continuare ancora per molto. Quasi tutti però, hanno in comune un normale desiderio di migliorare la propria posizione sociale. Un desiderio che va di pari passo con il tema dell’occupazione e del lavoro.

La laurea è ancora importante?

Possedere una laurea infatti, dovrebbe aiutarci a trovare un buon posto di lavoro, almeno in teoria. Ogni giorno siamo bombardati da notizie che ci disegnano un quadro inquietante del mondo del lavoro e ormai sembra che avere una laurea, non serva più a nulla. Ma è proprio così?

Come spesso capita, la verità si trova nel mezzo, ma di certo possiamo affermare che una laurea ha ancora il suo peso. Certo, dipende dal tipo di laurea. Il XIX Rapporto AlmaLaurea fotografa le aspettative lavorative degli studenti universitari, in base al corso di laurea scelto. Secondo lo studio, a trovare lavoro subito dopo la laurea, sono coloro che hanno scelto le facoltà scientifiche.

Ingegneri e medici al top; male le lauree umanistiche

AIUTO TESII tassi di occupazione e le retribuzioni più elevate si registrano fra gli ingegneri e i laureati nelle professioni sanitarie (fisioterapisti, radiologi, ostetriche, infermieri, logopedisti, dietisti, igienisti dentali). Ingegneri ma anche radiologi, fisioterapisti e igienisti dentali al top, con un tasso di occupazione superiore al 90%. A seguire, i laureati dei gruppi economico-statistico (89%), scientifico (88%), chimico e architettura (86%, per entrambi).

Di poco inferiori alla media sono invece gli occupati degli ambiti disciplinari linguistico e politico-sociale, agraria, educazione fisica (tutti intorno all’82%).

Una delle peggiori lauree quanto a prospettive di occupazione è invece quella di giurisprudenza, in buona compagnia con le facoltà in ambito letterario, psicologico e quelle nell’ambito politico sociale.

Domanda e offerta

La scelta della facoltà quindi, deve essere presa tenendo conto della domanda delle imprese e del mercato del lavoro. Le aziende cercano infatti quasi 20mila ingegneri in più di quelli che escono dalle università, più di 14mila laureati delle discipline economiche e statistiche mancano all’appello, quasi 8mila professioni mediche e sanitarie.

Sembrano essere questi gli studi più richiesti dal mercato, dunque; e che quindi possono portare ad una più facile assunzione, ad un’inserimento in un’azienda italiana. Viceversa, secondo i dati, ci sono quasi 15mila laureati in discipline politiche e sociologiche che non trovano lavoro, perché sono molti di più di quanti ne ricerchino le aziende; 10mila laureati in discipline letterarie restano a spasso, così come oltre 4mila psicologi, oltre mille laureati in educazione fisica.

In generale dunque, meglio scegliere una laurea in ambito scientifico o medico. Tenendo però presente che questo tipo di facoltà a volte prevede una retta più alta rispetto alle facoltà umanistiche. Negli atenei che applicano questa distinzione, uno studente della facoltà di matematica paga mediamente tra il 5,24% e il 6,75% in più rispetto ad un suo collega di lettere e filosofia, a seconda della fascia di reddito di appartenenza.

Rispondi