Tesi di laurea: occhio alla grammatica

Scrivere una tesi di laurea significa prestare attenzione a numerosi fattori.

Come ben sappiamo infatti, una tesi degna di questo nome è il frutto di un lavoro certosino e l’errore è sempre dietro l’angolo. Uno dei rischi più diffusi è quello di voler strafare.

L’idea di scrivere una tesi originale, che colpisca tutta la commissione, rappresenta un importante traguardo. Questo traguardo però, non deve essere raggiunto sacrificando elementi meno “appariscenti”: perché non è importante solo ciò che scriviamo, ma anche come lo scriviamo.

Le basi della lingua italiana

Oggi ci concentreremo su un argomento che può sembrare banale, ma a ben guardare non è affatto così: la grammatica. Non è raro infatti, che molti studenti concentrino tutta la loro attenzione sull’argomento della tesi, dimenticando l’importanza della lingua italiana. Si tratta però di un errore gravissimo, che rischia di compromettere tutto il nostro lavoro. Certo, il nostro relatore correggerà gli eventuali errori, ma è inutile spiegare che, presentare un lavoro pieno zeppo di errori di grammatica, non ci metterà in buona luce con il docente.

Esposizione, grammatica e sintassi

Lo stile più diffuso che viene adottato nella scrittura della tesi, è quello tipico del saggio breve, uniformandosi alle convenzioni di scrittura e di strutturazione del testo, tipiche della lingua italiana. Le regole base sono piuttosto semplici, anche se non sempre rispettate: chiarezza nell’esposizione, rispetto assoluto della grammatica e della sintassi italiana, accompagnati da periodi non eccessivamente lunghi e complessi. Completano l’opera una punteggiatura in grado di scandire adeguatamente l’esposizione e un lessico preciso e funzionale alla materia affrontata.

La punteggiatura

Semplice a dirsi, ma non sempre a farsi. Tra questi elementi che abbiamo appena elencato, uno dei più problematici è sicuramente la punteggiatura. La grandissima diffusione di sms e chat, ha contribuito a modificare radicalmente l’utilizzo della punteggiatura, a favore di uno stile espressivo e troppo spesso colloquiale.

Ma il lavoro di tesi è qualcosa di ben diverso, si tratta di un documento ufficiale che lascia poco spazio alle licenze grammaticali ormai tanto diffuse. Il punto ad esempio, determina sempre la fine di un periodo, ma non deve mai essere utilizzato al termine dei titoli dei capitoli o dei paragrafi.

La virgola invece, viene utilizzata solo all’interno di un periodo, ed è un errore molto grave quello di usarla per separare il soggetto dal verbo.

I due punti e il punto e virgola traggono spesso in inganno gli studenti. Il primo rallenta il ritmo e prece qualcosa di importante, come una lista o un discorso diretto. Il punto e virgola invece, rappresenta una pausa più breve di un punto ma più lunga di una virgola, quindi è bene usarlo con saggezza e al momento giusto.

Attenzione poi a non abusare dei punti esclamativi, che servono ad enfatizzare un’affermazione. L’elenco sarebbe ancora molto lungo, ma noi ci fermiamo qui.

La grammatica italiana rappresenta una fonte infinita dalla quale attingere e per questo è necessario saperla sfruttare al meglio. Quando abbiamo qualche dubbio, è sempre bene fermarsi a controllare per non incorrere in gravi errori, magari riprendendo in mano quel vecchio testo di grammatica che tutti abbiamo in qualche scaffale.

Rispondi