Tesi di laurea: come organizzare il lavoro di ricerca

Nelle scorse settimane ci siamo spesso concentrati sull’importanza del concetto di organizzazione, nell’ambito della preparazione della tesi di laurea.

Dover mettere le mani su numerosi testi e documenti molto differenti tra di loro infatti, richiede un grande impegno, che rende il sapersi organizzare un fattore fondamentale per lavorare al meglio. Proviamo ora ad approfondire l’argomento, per non correre il rischio di creare confusione tra la grande mole di materiale a nostra disposizione.

Il calendario

Ognuno ha il proprio metodo di studio, questo è ovvio, ma creare un calendario personale che ci aiuti a rispettare le scadenze, può essere molto utile. Il lavoro si deve svolgere con continuità temporale su un periodo di tempo sufficiente.

Senza contare l’indagine preliminare, che già richiede un suo tempo, a contare dall’assegnazione della tesi da parte del relatore, si deve prevedere almeno: per una tesi triennale: 9 cfu x 25 ore = 225 ore, ovvero tre mesi di calendario; per una tesi magistrale: 30 cfu x 25 ore = 750 ore, ovvero sei mesi di calendario. Una volta iniziato, il lavoro di lettura e scrittura deve procedere regolarmente e con una scadenza ben delineata.

Alla ricerca del materiale

Abbiamo già visto quanto sia delicato il lavoro di ricerca del materiale adatto alla nostra tesi. A livello generale, la ricerca deve essere svolta su pubblicazioni e altro materiale di chiaro e riconosciuto valore scientifico e universitario.

Assolutamente sconsigliato utilizzare libri di testo delle scuole superiori o documenti ricavati indistintamente da internet senza valutarne l’autorevolezza e la fondatezza.

Schede di lettura

Nel momento in cui troviamo il materiale necessario al nostro lavoro, cominciamo subito a studiarlo e ad annotarlo. In questa fase può tornare molto utile creare delle schede di lettura. Le schede di lettura del nostro materiale devono contenere: la sintesi della tesi sostenuta nell’articolo o nel libro che stiamo analizzando; i passi utili per la nostra ricerca, con l’accortezza di riportare al completo gli estremi bibliografici e in particolare le pagine che vogliamo citare, in modo da evitare laboriose ricerche dell’ultimo minuto.

Annotiamo inoltre anche le idee, gli appunti, le domande che ci vengono in mente durante la lettura delle fonti; ricordiamo sempre di controllare la perfetta trascrizione della citazione rispetto al testo originale, ed evitiamo ellissi e tagli inopportuni o non segnalati in quanto tali: schede rigorose e affidabili ci serviranno per scrivere la tesi.

Un aiuto per la bibliografia

Le schede di lettura tornano molto utili anche nel momento in cui ci dedichiamo al lavoro bibliografico della nostra tesi. La ricerca bibliografica va condotta tanto sulle cosiddette fonti primarie (testi, corpora, repertori, edizioni critiche, materiale visivo-acustico), quanto sulle fonti critiche (mono­grafie, articoli o altre forme di documentazione che riportano i contributi critici sul vostro argomento).

Il lavoro bibliografico non consiste nell’accontentarsi dei primi titoli forniti dal relatore come punto di partenza. Nella valutazione complessiva infatti, rientra anche l’autonomia con cui lo studente, al termine degli anni di studio, partendo dall’assistenza del relatore, riesce a costruire la propria bibliografia e a usarla criticamente per arrivare a una riflessione autonoma in stile scientifico e accademico.

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