Lezioni Private di Statistica

Statistica: ripetizioni, supporto tesi, aiuto analisi dati SPSS, R, STATA e Minitab.

Nel nostro Centro Studi ti possiamo seguire per il  tutoraggio, lezioni e ripetizioni di statistica.

Spesso per gli studenti universitari la statistica è una materia ostica, sia per chi frequenta la facoltà di Scienze Politiche, di Economia,  di Medicina, ma talvolta diventa un problema atroce anche per i futuri ingegneri! La problematica che più emerge per chi si deve accingere a studiare Statistica, Inferenza Statistica o anche Psicometria è quella di mettere in pratica (cioè il problema è svolgere gli esercizi!) quello che si è studiato sui libri, che il più delle volte risultano incomprensibili .

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Ricerca bibliografica

 

La stesura della bibliografia necessita di molta attenzione.

La bibliografia infatti, cioè l’elenco dei volumi che abbiamo consultato per la nostra tesi, di norma viene richiesta dal nostro relatore sin dall’inizio. Questo perché, una bibliografia compilata nel modo corretto, viene tenuta in grande considerazione dalla commissione di laurea e influisce sulla valutazione finale.  Le citazioni bibliografiche sono importantissime perchè permettono al lettore di individuare con facilità le fonti utilizzate.

Se vuoi dei consigli utili per strutturare una buona bibliografia clicca qui,  troverai diversi articoli che ti potrebbero aiutare al riguardo.

Un aiuto valido per avere una buona base di partenza è usufruire del nostro servizio di ricerca bibliografica:

  1. Reperimento di 10 testi digitali riguardanti l’argomento della tua tesi (articoli scientifici, manuali), inviati in un file .zip.

  2. Traduzione abstract dei 10 testi.

  3. Stesura bibliografia con 30 testi tra articoli scientifici, manuali e libri.

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Tesi di laurea: come organizzare il lavoro di ricerca

Nelle scorse settimane ci siamo spesso concentrati sull’importanza del concetto di organizzazione, nell’ambito della preparazione della tesi di laurea.

Dover mettere le mani su numerosi testi e documenti molto differenti tra di loro infatti, richiede un grande impegno, che rende il sapersi organizzare un fattore fondamentale per lavorare al meglio. Proviamo ora ad approfondire l’argomento, per non correre il rischio di creare confusione tra la grande mole di materiale a nostra disposizione.

Il calendario

Ognuno ha il proprio metodo di studio, questo è ovvio, ma creare un calendario personale che ci aiuti a rispettare le scadenze, può essere molto utile. Il lavoro si deve svolgere con continuità temporale su un periodo di tempo sufficiente.

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Università della terza età

“Gli esami non finiscono mai”, così recita un vecchio adagio.

La vita infatti ci mette sempre davanti nuove sfide da affrontare, con impegno e decisione. Ci sono poi i casi in cui, questo modo di dire, può essere preso alla lettera. Negli ultimi anni infatti, sono sempre di più le persone che decidono di intraprendere gli studi universitari ormai in età avanzata. Stiamo parlando di tutti coloro che scelgono di iscriversi all’Università della terza età.

Ad ognuno la propria motivazione

Che sia per imparare cose nuove, per tenere la mente attiva, o per riprendere in mano vecchie passioni o interessi, l’Università della terza età rappresenta la scelta giusta per rimettersi in gioco. Le università dell’età libera, popolari o della terza età, sono in genere gestite da associazioni, fondazioni culturali, cooperative, enti locali e Università.

La finalità è sempre quella di diffondere cultura tra i cittadini, in particolar modo anziani, cercando di favorire il più possibile un inserimento più attivo nel contesto socioculturale della propria città. I corsi sono di varia natura e si differenziano tra veri e propri corsi strutturati (come in università) oppure organizzati come cicli di incontri tematici, giornate di studio, convegni e simposi. Dalle lingue al decoupage, dalla storia all’informatica: per gli studenti dai capelli bianchi, ma anche per i curiosi di ogni età desiderosi di ampliare le proprie conoscenze, l’offerta formativa è davvero sconfinata.

Dall’informatica alle lingue passando per l’arte

Ma l’Università della terza età non è solo un passatempo: i corsi in molti casi sono finalizzati al conseguimento di certificazioni ampiamente riconosciute, dal patentino informatico Ecdl alla Cils (certificazione dell’italiano come lingua straniera) fino alla Microsoft Business Certification. Spesso questi istituti mettono a disposizione dei loro iscritti anche un ampio contorno di attività culturali: conferenze, incontri, visite guidate, ma anche vere e proprie gite o viaggi di istruzione in Italia e all’estero.

Un aspetto primario è relativo agli esami dei precedenti istituti, nel senso che chi si vuole immettere all’università, dovrà garantire una documentazione che possa attestare il superamento, e perciò il voto relativo del diploma della scuola superiore con copia del modello su carta, mediante l’università che si vuole frequentare. Occorrerà considerare però, che non tutte le università hanno la facoltà di accogliere studenti di tale tipo.

A Firenze

L’Università dell’Età Libera, nata nel 1983 dalla collaborazione fra l’Amministrazione Comunale e l’Università degli Studi di Firenze, nel corso degli anni si è arricchita della collaborazione di altre istituzioni culturali della città e della partecipazione di cultori della materia, ed è aperta a tutti coloro che vogliono ampliare il loro orizzonte culturale. Si connota per l’articolata scelta di corsi e laboratori, di varia durata, in grado di rispondere ad una molteplicità di interessi culturali.

Risulta evidente quanto l’offerta formativa sia molto ampia. L’Università della terza età negli ultimi anni ha vissuto un vero e proprio boom, anche grazie all’aumento dell’età media. Una scelta molto indicata per chi ha sempre voglia di mettersi in discussione e non vuole mai smettere di imparare.

Guida alla stesura della nostra tesi di laurea

Quello della tesi di laurea è un lavoro che necessita di molto tempo, pazienza e precisione.

Non tutti infatti, sono abituati a passare molto tempo davanti al pc a scrivere. Il modo in cui scriviamo però, si riflette inevitabilmente sulla valutazione del nostro lavoro, quindi è un elemento da non sottovalutare. Ma come fare per scrivere in modo efficace? Vediamo qualche semplice consiglio che può aiutarci durante la stesura delle nostra tesi, ma non solo.

Il foglio bianco

Da sempre ritrovarsi davanti ad un foglio bianco da riempire, rappresenta un ostacolo per molti studenti. In particolar modo, chi ha frequentato una facoltà scientifica, potrebbe avere qualche difficoltà in più con l’approccio alla scrittura. Ma non c’è motivo per scoraggiarsi, basta seguire poche semplici regole che renderanno la nostra scrittura più rapida.

Per prima cosa è bene ricordare che ci sono tre elementi fondamentali che dobbiamo avere ben presenti: la struttura della nostra tesi; il contenuto; la forma corretta per presentare la nostra tesi.

Struttura

Una tesi di laurea con una struttura che si rispetti, deve contenere una serie di punti imprescindibili. Il primo è ovviamente l’introduzione, che getterà le basi del nostro lavoro. Poi c’è il metodo, attraverso il quale è nostro compito spiegare quale metodologia abbiamo usato per la tesi. Si passa poi ai risultati che abbiamo raggiunto, risultati che argomenteremo al meglio, durante la fase della discussione. L’ultima fase è quella delle conclusioni, per fare il punto su tutto il nostro lavoro.

Questa struttura potrà guidarci durante l’intera stesura dell’elaborato.

Contenuti

Ovviamente i contenuti che andremo ad analizzare nella nostra tesi, rappresentano il cuore del nostro lavoro. Tenendo sempre ben presente che, la prima versione della nostra tesi, sarà di certo solo una bozza e potremo essere costretti a modificarla più volte, vediamo come organizzare il contenuto.

Come prima cosa, è bene raccogliere assieme tutto il materiale che abbiamo a disposizione (testi, articoli scientifici, ecc…); la fase successiva consiste nell’individuare un filo logico che leghi le diverse idee. Qui l’obiettivo primario è trovare la giusta posizione per i diversi contenuti. Infine dobbiamo dedicarci ad un lavoro di pulizia di questi contenuti, scartando tutto ciò che non è utile al nostro scopo.

Occhio alla forma

Sembrerà banale, ma non tutti ricordano l’importanza del prestare la giusta attenzione alla grammatica. Eppure, una tesi piena di errori rischia di mandare in aria il lavoro di molti mesi, quindi è bene non sottovalutare questo elemento. Cerchiamo quindi il nostro stile personale, ricordando sempre di rispettare le regole della grammatica.

Infine, una bella rilettura di tutto ciò che abbiamo scritto, aiuterà a correggere gli eventuali errori.

Come dicevamo all’inizio, scrivere una tesi di laurea richiede grande concentrazione e cura per i dettagli. Ma la soddisfazione che proveremo il giorno del conseguimento della laurea, ci ripagherà di tutti gli sforzi affrontati.

Quanto costa l’università in Italia?

L’università rappresenta il punto più alto del nostro percorso formativo.

Anni e anni trascorsi a sgobbare sui libri, trovano finalmente un significato quando otteniamo la tanto sognata laurea, dopo la quale (in teoria) siamo pronti ad entrare nel mondo del lavoro.

Non tutti però riescono ad accedere all’università, non solo per scelta ma perché a volte costretti a rinunciare. Nonostante le numerose agevolazioni presenti nel nostro paese infatti, studiare all’università in Italia costa caro. Molto varia in base al luogo in cui decidiamo di studiare e in base alla facoltà.

Il reddito decide il percorso

Le rette universitarie infatti, variano sia da regione a regione che tra diversi indirizzi universitari, ovviamente in base alla fascia di reddito. Pur avendo registrato un calo del 14,33% per chi rientra nella terza fascia degli scaglioni di reddito, secondo Federconsumatori, l’importo annuale delle tasse universitarie negli istituti pubblici varia ancora da 477,88 euro per la prima fascia ai 2.265 euro per le fasce superiori.

Nelle università del nord le rette universitarie sono mediamente più alte dell’8,72% rispetto a quelle del sud e del 16,41% rispetto alla media nazionale. La media nazionale è quindi fortemente influenzata dal nord, in quanto nel centro e nel sud i costi delle tasse sono quasi sempre inferiori a tale media.

Come dicevamo però, la spesa annuale varia non solo in base alla zona geografica e al reddito, ma anche in base alla facoltà: Medicina, Ingegneria, Architettura e Farmacologia, risultano essere tra le più care. Di non poco conto risultano anche le spese per i libri, con una differenza tra le facoltà umanistiche e quelle scientifiche: per le prime la spesa ammonta in media a 454 euro annui, il 17% in più rispetto a quelle scientifiche. Ad orientare lo studente nella scelta dell’università non è quindi solamente la qualità della facoltà prescelta, ma gioca un ruolo fondamentale anche il reddito della propria famiglia.

Tempi duri per gli studenti fuori sede

Il discorso cambia ulteriormente se parliamo di studenti che devono spostarsi per raggiungere l’università. Il problema riguarda i pendolari, che ogni anno vedono aumentare il prezzo dei biglietti dei treni regionali, ma soprattutto gli studenti fuori sede. Uno studente italiano fuori sede spende infatti, fino a 6.958 euro annui in più rispetto ad uno che studia in sede.

E’ l’affitto ovviamente la voce più costosa per uno studente fuori sede che, insieme alle spese accessorie (riscaldamento, condominio, energia, ecc.), raggiunge mediamente 4.982 euro annui se sceglie di vivere in singola e 3.756 euro annui se invece, sceglie di condividere una stanza con altri studenti.

Dividendo l’Italia in Macro-regioni si scopre che è il centro ad avere le spese per la casa (affitto+mantenimento) più alte, pari a 5.544 euro annui per una stanza singola e 4.194 euro annui per una stanza condivisa. Più economico invece, risulta il sud con una spesa pari al 31% in meno rispetto al centro, per quanto riguarda la stanza doppia e del 34% in meno relativamente alla singola.

Insomma, la situazione non è delle più rosee e c’è ancora tanta strada da fare per rendere l’università davvero accessibile a tutti.

Il simbolo della laurea: la corona di alloro

Il giorno della discussione della tesi di laurea, è uno dei più importanti della nostra vita.

Ormai ci siamo; il tanto agognato traguardo si trova proprio lì, alla nostra portata. L’emozione è alle stelle e vogliamo che sia tutto perfetto. Ovviamente sappiamo benissimo che non sarà così e che gli imprevisti sono dietro l’angolo. Ma nonostante tutto, questa è la nostra giornata, da festeggiare alla grande con amici e parenti.

Oggi andiamo alla scoperta del simbolo per eccellenza della laurea, la corona di alloro. L’immagine del neo-laureato incoronato con l’alloro è un classico che non passerà mai di moda. Ma da cosa deriva questa tradizione?

Una tradizione che viene da lontano

La corona trionfale, detta anche corona d’alloro, era una corona utilizzata come onorificenza della Repubblica e dell’Impero romano attribuita ad un generale trionfante. La corona era composta da un serto d’alloro, simbolo di gloria, posto sul capo del generale trionfante dall’esercito al momento dell’acclamazione a imperator. Al generale veniva poi donata anche un’analoga corona d’oro, sempre in foggia di corona d’alloro, da utilizzare nel corso del trionfo, sorretta sul suo capo da uno schiavo pubblico durante la sfilata.

Utilizzata anche come premio nelle gare sportive (ma non nei giochi olimpici dell’antica Grecia, in cui si usava l’ulivo), la corona d’alloro divenne in età imperiale attributo proprio degli imperatori. La corona trionfale era anche un tipico attributo della dea Vittoria, spesso rappresentata nell’atto di reggere o porgere un serto d’alloro.

In latino la corona di alloro era detta laurus o laurĕa, che indicava anche la pianta di lauro e, per estensione, la vittoria. Dalla parola laurĕa deriva il significato moderno di “laurea” (titolo di studio) e il “laureato” (in latino laurĕātus) è appunto colui che porta la corona di alloro, come i dotti e i poeti.

Ecco perché questa tradizione si è diffusa ed è giunta fino a noi, in quanto una persona laureata è simbolo di virtù e sapienza, di grande onore e di grande sapere, le grandi conoscenze acquisite verranno messe in pratica nella sua vita e per questo merita l’incoronazione con l’alloro.

Ad ogni facoltà il proprio colore

Sono in pochi inoltre a sapere che la corona di allora ho un colore che varia in base alla facoltà frequentata. Vediamo quali sono. Economia: giallo; Scienze politiche: azzurro; Lettere: bianco; Infermieristica: rosso scuro; Medicina: rosso; Giurisprudenza: blu; Agraria: verde; Ingegneria: nero; Architettura: nero; Lingue: rosso bordeaux; Scienze della Formazione: rosa; Psicologia: grigio; Veterinaria: viola.

Nonostante questi siano i colori più comunemente diffusi, non esiste una regola scritta uguale per tutti e qualche ateneo potrebbe presentare delle variazioni. Ecco spiegato il significato della corona d’alloro, una corona donata a coloro che entreranno a far parte della cerchia dei sapienti, grazie agli studi che hanno fatto con sacrificio ed amore.

Come molte delle tradizioni che sopravvivono ai nostri giorni, questa non è altro che un simbolo che serve a ricordare l’impegno e la fortuna di aver acquisito conoscenza e sapienza che ci accompagnerà nella vita di tutti i giorni.

Prendere appunti durante la lezione

Il percorso che ci porta verso la laurea è lungo e tortuoso.

Anni e anni trascorsi districandosi fra la facoltà, gli esami da preparare e le lezioni da seguire. Si tratta di un periodo della nostra vita in cui il tempo rappresenta un bene estremamente prezioso e riuscire ad organizzarlo al meglio, rappresenta di certo una soluzione vincente.

Una delle soluzioni migliori (se non la migliore) per ottimizzare i tempi di studio, è quella di frequentare con concentrazione le lezioni dei docenti. Certo, le distrazioni possono essere tante e spesso la voglia di divertirsi con i compagni di studio vince sul nostro lato responsabile. Ma è importante ricordare che, seguire nel modo giusto la lezione del docente, rappresenta un aiuto preziosissimo per affrontare l’esame.

Ad ognuno il proprio metodo

Ognuno ha il proprio metodo per seguire una lezione, ma la classica scelta di prendere appunti non passerà mai di moda. Riuscire a prendere per bene gli appunti però, non è così semplice come può sembrare e spesso ci si ritrova con un foglio pieno di scarabocchi senza senso, incomprensibili anche per noi che li abbiamo scritti.

Anche in questo caso quindi, la ricerca del metodo giusto si rivela fondamentale per ottenere un buon risultato. La prima cosa da fare è cercare di capire lo stile di insegnamento del docente.

Ad esempio, se si tratta di un professore che a l’abitudine di sfruttare le presentazioni di PowerPoint senza però seguirle alla lettera, una buona soluzione potrebbe essere quella di stilare una lista dei concetti principali, invece di copiare tutto ciò che vediamo. Questo sistema è piuttosto semplice, ma possono sfuggire i dettagli minori. Per seguirlo, in pratica si possono copiare testualmente i contenuti delle slide utilizzando un elenco puntato. Sotto a ogni punto poi, possiamo aggiungere tutto quello che dice il professore e che non è contenuto nelle slide.

Cornell Note

Il sistema chiamato Cornell Note si basa invece sull’annotazione dei punti principali. Questo metodo non va bene per chi preferisce copiare proprio tutto da una fonte. È preferibile per chi vuole cogliere i concetti basilari a lezione, o per chi ha un professore che parla senza sosta. Per seguire questo sistema, prendiamo una pagina vuota sul quaderno e tracciamo una riga orizzontale in alto; in seguito, disegniamo una linea verticale lasciando un piccolo margine sulla destra. In alto, intitoliamo il foglio in base all’argomento della lezione. Successivamente, annotiamo i punti principali sulla sinistra della linea verticale, ed elaboriamo dubbi e dettagli sulla destra. Alcuni studi condotti dalla Cornell University hanno dimostrato che questa è la strategia più efficace che ci sia per prendere appunti.

Ovviamente non esiste un metodo infallibile ed ognuno di noi prenderà gli appunti in base alle proprie preferenze.

Infine è buona cosa riorganizzare gli appunti una volta a casa. In questo modo riusciremo a fissare ulteriormente i concetti chiave affrontati durante la lezione.

Prendere per bene gli appunti a lezione, è da sempre la soluzione preferita da milioni di ragazze e ragazzi in tutto il mondo; perché l’organizzazione è il primo passo per raggiungere il successo.