Quanto costa l’università in Italia?

L’università rappresenta il punto più alto del nostro percorso formativo.

Anni e anni trascorsi a sgobbare sui libri, trovano finalmente un significato quando otteniamo la tanto sognata laurea, dopo la quale (in teoria) siamo pronti ad entrare nel mondo del lavoro.

Non tutti però riescono ad accedere all’università, non solo per scelta ma perché a volte costretti a rinunciare. Nonostante le numerose agevolazioni presenti nel nostro paese infatti, studiare all’università in Italia costa caro. Molto varia in base al luogo in cui decidiamo di studiare e in base alla facoltà.

Il reddito decide il percorso

Le rette universitarie infatti, variano sia da regione a regione che tra diversi indirizzi universitari, ovviamente in base alla fascia di reddito. Pur avendo registrato un calo del 14,33% per chi rientra nella terza fascia degli scaglioni di reddito, secondo Federconsumatori, l’importo annuale delle tasse universitarie negli istituti pubblici varia ancora da 477,88 euro per la prima fascia ai 2.265 euro per le fasce superiori.

Nelle università del nord le rette universitarie sono mediamente più alte dell’8,72% rispetto a quelle del sud e del 16,41% rispetto alla media nazionale. La media nazionale è quindi fortemente influenzata dal nord, in quanto nel centro e nel sud i costi delle tasse sono quasi sempre inferiori a tale media.

Come dicevamo però, la spesa annuale varia non solo in base alla zona geografica e al reddito, ma anche in base alla facoltà: Medicina, Ingegneria, Architettura e Farmacologia, risultano essere tra le più care. Di non poco conto risultano anche le spese per i libri, con una differenza tra le facoltà umanistiche e quelle scientifiche: per le prime la spesa ammonta in media a 454 euro annui, il 17% in più rispetto a quelle scientifiche. Ad orientare lo studente nella scelta dell’università non è quindi solamente la qualità della facoltà prescelta, ma gioca un ruolo fondamentale anche il reddito della propria famiglia.

Tempi duri per gli studenti fuori sede

Il discorso cambia ulteriormente se parliamo di studenti che devono spostarsi per raggiungere l’università. Il problema riguarda i pendolari, che ogni anno vedono aumentare il prezzo dei biglietti dei treni regionali, ma soprattutto gli studenti fuori sede. Uno studente italiano fuori sede spende infatti, fino a 6.958 euro annui in più rispetto ad uno che studia in sede.

E’ l’affitto ovviamente la voce più costosa per uno studente fuori sede che, insieme alle spese accessorie (riscaldamento, condominio, energia, ecc.), raggiunge mediamente 4.982 euro annui se sceglie di vivere in singola e 3.756 euro annui se invece, sceglie di condividere una stanza con altri studenti.

Dividendo l’Italia in Macro-regioni si scopre che è il centro ad avere le spese per la casa (affitto+mantenimento) più alte, pari a 5.544 euro annui per una stanza singola e 4.194 euro annui per una stanza condivisa. Più economico invece, risulta il sud con una spesa pari al 31% in meno rispetto al centro, per quanto riguarda la stanza doppia e del 34% in meno relativamente alla singola.

Insomma, la situazione non è delle più rosee e c’è ancora tanta strada da fare per rendere l’università davvero accessibile a tutti.