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Quanto costa l’università in Italia?

L’università rappresenta il punto più alto del nostro percorso formativo.

Anni e anni trascorsi a sgobbare sui libri, trovano finalmente un significato quando otteniamo la tanto sognata laurea, dopo la quale (in teoria) siamo pronti ad entrare nel mondo del lavoro.

Non tutti però riescono ad accedere all’università, non solo per scelta ma perché a volte costretti a rinunciare. Nonostante le numerose agevolazioni presenti nel nostro paese infatti, studiare all’università in Italia costa caro. Molto varia in base al luogo in cui decidiamo di studiare e in base alla facoltà.

Il reddito decide il percorso

Le rette universitarie infatti, variano sia da regione a regione che tra diversi indirizzi universitari, ovviamente in base alla fascia di reddito. Pur avendo registrato un calo del 14,33% per chi rientra nella terza fascia degli scaglioni di reddito, secondo Federconsumatori, l’importo annuale delle tasse universitarie negli istituti pubblici varia ancora da 477,88 euro per la prima fascia ai 2.265 euro per le fasce superiori.

Nelle università del nord le rette universitarie sono mediamente più alte dell’8,72% rispetto a quelle del sud e del 16,41% rispetto alla media nazionale. La media nazionale è quindi fortemente influenzata dal nord, in quanto nel centro e nel sud i costi delle tasse sono quasi sempre inferiori a tale media.

Come dicevamo però, la spesa annuale varia non solo in base alla zona geografica e al reddito, ma anche in base alla facoltà: Medicina, Ingegneria, Architettura e Farmacologia, risultano essere tra le più care. Di non poco conto risultano anche le spese per i libri, con una differenza tra le facoltà umanistiche e quelle scientifiche: per le prime la spesa ammonta in media a 454 euro annui, il 17% in più rispetto a quelle scientifiche. Ad orientare lo studente nella scelta dell’università non è quindi solamente la qualità della facoltà prescelta, ma gioca un ruolo fondamentale anche il reddito della propria famiglia.

Tempi duri per gli studenti fuori sede

Il discorso cambia ulteriormente se parliamo di studenti che devono spostarsi per raggiungere l’università. Il problema riguarda i pendolari, che ogni anno vedono aumentare il prezzo dei biglietti dei treni regionali, ma soprattutto gli studenti fuori sede. Uno studente italiano fuori sede spende infatti, fino a 6.958 euro annui in più rispetto ad uno che studia in sede.

E’ l’affitto ovviamente la voce più costosa per uno studente fuori sede che, insieme alle spese accessorie (riscaldamento, condominio, energia, ecc.), raggiunge mediamente 4.982 euro annui se sceglie di vivere in singola e 3.756 euro annui se invece, sceglie di condividere una stanza con altri studenti.

Dividendo l’Italia in Macro-regioni si scopre che è il centro ad avere le spese per la casa (affitto+mantenimento) più alte, pari a 5.544 euro annui per una stanza singola e 4.194 euro annui per una stanza condivisa. Più economico invece, risulta il sud con una spesa pari al 31% in meno rispetto al centro, per quanto riguarda la stanza doppia e del 34% in meno relativamente alla singola.

Insomma, la situazione non è delle più rosee e c’è ancora tanta strada da fare per rendere l’università davvero accessibile a tutti.

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Tasse universitarie: risparmiare si può

L’istruzione pubblica è un diritto imprescindibile in un paese civile.

In Italia, almeno per quanto riguarda questo campo, possiamo definirci in prima linea. Nonostante tutte le difficoltà che affronta il nostro sistema universitario, si tratta pur sempre di uno dei più inclusivi al mondo, grazie al quale si cerca di garantire a tutti il diritto all’istruzione.

Diritto all’istruzione che però, è sempre costretto a fare i conti con il lato economico. Nonostante il fatto che, l’università italiana sia una delle più economiche al mondo, molte persone possono sempre incontrare difficoltà per proseguire gli studi. Vediamo quindi in che modo è possibile risparmiare sulle tasse universitarie.

Studenti modello

Borse di studio vere e proprie a parte, esistono una serie di esenzioni e sgravi a cui molti studenti hanno diritto e che vengono spesso e volentieri pubblicizzate poco e male. Il risultato è che senza neanche saperlo molti studenti finiscono con il pagare la retta e l’iscrizione al 100% senza neanche sospettare che, non senza qualche sforzo per stare dietro ai moduli e alle procedure, potrebbero risparmiare non poco. Uno dei primi requisiti utili è quello di essere una sorta di studente modello.

Infatti, per coloro che si laureano nei tempi stabiliti con il punteggio massimo (110/110), e aventi un ISEE non superiore a determinati livelli che variano da un ateneo all’altro, è previsto il totale rimborso dei contributi versati per quanto riguarda l’ultimo anno. In poche parole, in questo modo sarà possibile pagare un anno in meno. La richiesta però, deve essere presentata nei 30 giorni successivi al conseguimento della laurea.

Sempre legato a un livello ISEE non troppo alto, sono considerati adatti ad ottenere uno grosso sconto sulle tasse richieste quegli studenti che, al 30 settembre (cioè al termine della sessione di riparazione annuale), abbiano conseguito almeno l’80% dei crediti previsti per l’anno di corso, con un media ponderata non inferiore a 27; gli studenti con questi requisiti hanno quindi diritto ad un esonero addirittura del 50% sui contributi universitari. Agevolazione che vale anche per il primo anno, sia di triennale che di magistrale.

Studenti lavoratori

Discorso diverso quello che riguarda gli studenti lavoratori. Anche chi si divide fra studio e lavoro infatti, può usufruire di alcune agevolazioni economiche. Rientrano in questa categoria gli studenti dipendenti o assimilati (per un periodo minimo di 6 mesi), autonomi con partita IVA o autonomi con attività con attività non esercitata abitualmente; previo livello ISEE inferiore a una certa soglia e con reddito netto inferiore ai 7.000 euro, questi studenti-lavoratori possono ottenere uno sconto del 30% sulle tasse universitarie fin dal primo anno.

Sono inoltre previsti sgravi e agevolazioni nel caso di più figli di uno stesso nucleo famigliare, iscritti alla medesima università. Si tratta di una riduzione che varia sempre da ateneo ad ateneo, quindi l’ideale sarebbe rivolgersi alla propria segreteria per ottenere tutte le informazioni necessarie.

Insomma, gli sgravi fiscali per affrontare l’università sono numerosi e, in alcuni casi, estremamente convenienti. L’importante è informarsi in tempo e, soprattutto, cercare di essere degli ottimi studenti. Perché laurearsi in tempo e con buoni voti, non solo ci farà risparmiare tempo, ma anche molto denaro.

Università telematica: alla scoperta delle facoltà 2.0

Una buona istruzione, nonostante ciò che dicono in molti, rappresenta ancora un valore aggiunto al nostro curriculum vitae.

Possedere o meno una laurea (di primo o di secondo livello), può fare la differenza tra un colloquio di lavoro andato a buon fine, oppure no. Non tutti però hanno le stesse possibilità e sono in molti quelli che, pur volendo, non hanno il tempo materiale per dedicarsi seriamente allo studio.

Le motivazioni possono essere tante: necessità di lavorare; una giovane mamma che deve prendersi cura dei figli; troppa distanza dalla facoltà. Per andare incontro a tutte queste necessità, negli ultimi anni si sono sviluppati sempre di più i corsi che possono essere seguiti da casa e, in particolare, le università on line, o telematiche.

E-learning

Le università on-line, sono dei veri e propri enti universitari, riconosciuti a tutti gli effetti dal MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca). Infatti, c’è un decreto del 17/04/2003, che stabilisce che i titoli di studio, acquisiti mediante un’università telematica, abbiano lo stesso valore legale, di quelli conseguiti in un ateneo tradizionale.

Le università online hanno come sistema-base dello studio, il metodo e-learning, ovvero, l’apprendimento telematico. Le lezioni si svolgono quasi tutte online, in video-conferenza e i materiali, reperibili per ogni insegnamento, sono disponibili sulla piattaforma internet dell’università scelta.

Se nel lontano 2003/2004 gli iscritti a queste università alternative erano solo 1500, i dati aggiornati al 2013/2014 registrano un aumento, quasi del 17%, con un numero di iscritti che arriva a sfiorare i 40 mila iscritti. La crescita non sembra destinata ad arrestarsi: le statistiche arrivano a prevedere un ulteriore aumento che raggiungerà il suo culmine nel prossimo 2017/2018, quando le università telematiche raggiungeranno quasi gli 80 mila iscritti.

Una facoltà a tutti gli effetti

Spesso si prende per assunto indissolubile che l’università telematica, a dispetto dell’università tradizionale, sia adatta solo a persone che non hanno tempo di frequentare e di studiare, partendo dalla falsa convinzione che sia più facile o che addirittura non esistano esami. L’università telematica invece, proprio come quella tradizionale, ha l’obbligo di far sostenere esami di profitto che vengono somministrati da docenti universitari il cui grado di difficoltà è pari a quello delle università tradizionali.

Tasse più alte e niente vita universitaria

Ma, come tutte le cose, anche l’università telematica ha qualche svantaggio, tra i quali quello delle tasse. In queste facoltà infatti, la tassa universitaria, da pagare ogni anno, è più alta rispetto ad un’università statale. Quindi la maggior parte delle persone che frequentano un’università telematica hanno un lavoro o comunque hanno una posizione economica familiare tale da riuscire a pagare una tassa superiore rispetto ad un’università pubblica.

Facendo una scelta del genere inoltre, viene meno quell’esperienza di vita universitaria, che ci forma e ci fa crescere. Anche se alcune università telematiche, offrono la possibilità di fare più ore di lezioni frontali e a volte, di vivere in un vero e proprio campus, spesso l’esperienza non è vivibile al 100%.

Per queste e per molte altre ragioni, quella dell’università on line è una scelta da prendere con grande serietà, ed in rete è possibile trovare tutte le informazioni riguardanti le varie facoltà telematiche presenti nel nostro paese.

Una decisione importante: la scelta della facoltà

La scelta dell’università è un momento cruciale del nostro percorso di studi.

Proprio in questi giorni, tantissimi studenti sono divisi tra la felicità per aver terminato la scuola e la scelta della facoltà da frequentare. Si tratta di una decisione molto importante, perché influenzerà i prossimi anni a venire.

L’iscrizione all’università richiede capacità di scelta e per scegliere sono necessarie tutte le informazioni disponibili. Immatricolarsi alla facoltà giusta infatti, vuol dire tenere in considerazione diversi fattori, come le proprie attitudini, i propri gusti e sogni, ma nello stesso tempo bisogna rimanere con i piedi per terra ed essere realisti.

Avere le idee chiare

Alcuni studenti hanno già le idee chiare da tempo, altri invece sono indecisi tra due o più percorsi universitari. Ovviamente, una delle prime domande che dobbiamo porci, riguarda il nostro futuro e cosa desideriamo fare nella vita. Valutato ciò, bisogna poi informarsi bene sulle materie, sull’organizzazione del corso di laurea, il piano di studi e gli sbocchi professionali di una determinata facoltà.

Dopo aver raccolto volantini e guide per studenti, leggiamo e analizziamo attentamente i piani di studio dei corsi a cui siamo interessati.

Raccolta di informazioni

Verifichiamo cosa effettivamente andremo a studiare e imparare; individuiamo le materie che potrebbero risultarci problematiche e gli esami fondamentali e confrontiamoli con la nostra preparazione iniziale. Se qualcosa non ci è chiaro possiamo parlarne con studenti che stanno facendo quel corso o fissare dei colloqui con i professori.

Può essere molto utile anche frequentare una lezione universitaria e partecipare alle iniziative organizzate dagli atenei che consentono di entrare in aula, per sperimentare da vicino il nostro futuro.

In ogni caso, l’importante è sempre scegliere qualcosa che ci piaccia, visto che ciò che andremo a studiare influenzerà il nostro futuro. Il rischio infatti, è quello di iscriversi ad una facoltà per la quale non siamo portati e di abbandonarla dopo poco. In questo caso avremo solo sprecato il nostro tempo e i nostri soldi.

Test attitudinali & sbocchi lavorativi

In linea di massima, bene o male ogni persona dovrebbe conoscere quali sono i propri interessi e predisposizioni alla “veneranda” età di 18 anni, comunque per chiarire la situazione in modo più oggettivo esistono anche innumerevoli test attitudinali. Sono dei semplici questionari, quasi sempre gratuiti, che si possono reperire online e che permettono di focalizzare al meglio le proprie attitudini ed inclinazioni.

Infine è bene informarsi sulle possibilità di svolgere degli stage e dei tirocini all’interno delle aziende. Il rapporto aziende-università è un asse portante che dovrebbe essere estremamente valorizzato e potenziato ai fini di favorire l’inserimento dei neolaureati nel mondo del lavoro e allo scopo di mettere al passo dei tempi le società italiane, sempre alle prese con una cronica arretratezza nel campo della informatizzazione, della ricerca e dello sviluppo. Se il corso di laurea che si sta per scegliere si appoggia già al tessuto produttivo del paese, allora il periodo di disoccupazione dopo la laurea dovrebbe essere molto breve.

Insomma, le informazioni necessarie per effettuare una buona scelta del corso di laurea ci sono; l’importante è sfruttarle al meglio e valutare per tempo tutti i pro e i contro.

Università e tecnologia

Il mondo universitario è in continua evoluzione.

Grazie all’avvento delle nuove tecnologie, le facoltà si stanno trasformando in una sorta di brand, seguendo una tendenza che sta ormai abbracciando tutto il mondo. E l’università italiana? Qual è il rapporto della nostra università con le tecnologie?

Negli Stati Uniti, è una prassi ormai consolidata, mentre le università italiane ancora faticano a trasformarsi in atenei 2.0. Il rischio è quello di rimanere indietro rispetto ad altre nazioni che attirano studenti stranieri, provenienti da tutto il mondo. La capacità di richiamare studenti stranieri e di essere competitivi a livello internazionale, anche sui social, ha un grande peso. Nella classifica di Times Higher Education sulle 200 università migliori sotto il profilo dell’internazionalizzazione, non figurano gli atenei italiani. Un dato in linea con quelli di Education at a Glance 2015. Dal rapporto annuale dell’Ocse risulta che le università italiane attirano pochi studenti stranieri: nel 2013 erano 16.000, mentre in Francia erano 46.000 e in Germania 68.000.

Uno spazio europeo per la conoscenza

Per reggere meglio il confronto con l’estero, gli atenei italiani stanno cambiando le loro strategie. Anche quelle relative alla comunicazione, ma c’è ancora tanto lavoro da fare. La riforma universitaria, con la divisione tra corsi triennali e specialistici/magistrali, è nata proprio con questo intento, ovvero incentivare la mobilità degli studenti e gli scambi interculturali tra i paesi al fine di creare un unico grande spazio europeo della conoscenza.

I social media

Ovviamente da questo discorso, non posso essere esclusi i social media. I social non sono solo uno strumento di comunicazione, ma anche di gestione e gli atenei dovrebbero pensare a dei contenuti adatti a questo mezzo. L’idea è quella di far diventare internet e i social il motore interno della comunicazione dell’ateneo. Per gli internauti, che vogliono tutto e subito, la tempestività rischia di diventare importante quanto il contenuto. Un effetto collaterale a cui si può porre rimedio adottando alcune regole sui tempi e i luoghi di risposta.

Aumentare la popolarità e diffondere il brand università attraverso la rete. Questo l’obiettivo del social media marketing, che offre diverse opportunità agli atenei, anche in termini di ritorno economico. Con la rivoluzione tecnologica il mercato è cambiato radicalmente. Oggi, da una parte si cerca di monopolizzare e acquisire online i dati prodotti gratuitamente dall’interazione tra gli utenti per trarne profitto. Dall’altra, c’è chi ritiene che l’informazione sia un bene comune (e che non possa essere monetizzata). Ci si interroga se a prevalere sarà questa scuola di pensiero oppure no.

Università del futuro

Nel nostro territorio l’e-learning è già oggetto, da diverso tempo, di ricerche e sperimentazioni: in questo modo la formazione potrà essere estesa all’intero arco della vita della gente (long life learning) e raggiungere anche le persone che, fino ad ora, non avevano potuto accedere all’istruzione: studenti lavoratori, anziani, disabili.

Certo, per non rimanere indietro rispetto agli altri paesi, l’Italia deve darsi da fare, investendo in maniera massiccia nel mondo universitario. Solo così riusciremo ad attirare studenti e ricercatori, ansiosi di venire a studiare e lavorare nel nostro paese.

Università e serie televisive

Il nostro cervello, come altre parti del corpo, necessita di allenamento e riposo, soprattutto quando siamo alle prese con un esame particolarmente impegnativo, o ancor di più con la tesi di laurea.

Passare intere giornate sui libri di studio, rischia di affaticare troppo la nostra mente, con risultati non proprio eccellenti. Per questo, anche durante una dura sessione di studio, è bene ritagliarsi il giusto spazio per il riposo e lo svago, per poi poter tornare sui libri con più carica ed energia di prima.

Ognuno ha il proprio metodo per rilassarsi e “staccare” la spina, ma sicuramente una scelta sempre più diffusa è quella di dedicarsi alla visione di una serie televisiva. Le serie televisive ormai, sono dei veri e propri film a puntate, con una trama ricca di colpi di scena. In molti casi inoltre, si rivelano utili anche per imparare qualcosa, mantenendo così il nostro cervello sempre attivo e ricettivo.

Ma quali sono le serie preferite dagli studenti? Ognuno ha la propria classifica personale, ma ci sono alcune serie che sembrano proprio calzare a pennello per chi studia in determinate facoltà.

Fisica & Chimica

Per gli studenti che frequentano la facoltà di Fisica, non c’è dubbio che la serie televisiva per eccellenza sia The Big Bang Theory. La famosissima sitcom, nata nel 2007 e arrivata alla decima stagione, vede come protagonisti 4 scienziati, proponendo lo stereotipo del classico nerd tutto libri e fumetti. A rompere questa routine ci pensa l’arrivo della sexy vicina di casa, che sconvolgerà la vita dei 4 amici. Si tratta di un vero e proprio successo planetario, ottenuto grazie ad una trama sempre originale e divertente, ma anche grazie ai numerosissimi riferimenti scientifici che si presentano in ogni episodio. Una menzione in particolare la merita il noto scienziato Stephen Hawking, che appare in più di un episodio interpretando se stesso.

Chi studia chimica invece, non potrà non conoscere il mitico Walter White, professore di liceo che comincia a sintetizzare metanfetamine assieme ad un suo ex studente, nella serie Breaking bad. Si tratta di un vero e proprio capolavoro della durata di 5 stagioni, che negli anni ha ottenuto numerosi premi posizionandosi sempre tra i primi posti in tutte le classifiche. Una pietra miliare per tutti gli appassionati di serie televisive.

Scienze Politiche & Medicina

Per chi fosse interessato a scoprire gli intrighi e il malaffare della politica moderna, la scelta non può che ricadere su House of Cards. La serie prodotta da Netflix, vede come protagonista Kevin Spacey, il pluripremiato attore americano, nei panni del democratico Frank Underwood. Nel corso delle stagioni, House of Cards ci porta all’interno delle dinamiche politiche statunitensi, accompagnando il protagonista e la moglie nel percorso che li porterà alla Casa Bianca. Anche in questo caso si tratta di una serie di enorme successo, anche grazie ai numerosi riferimenti a fatti di cronaca e politica realmente accaduti.

Chi studia medicina invece, ha solo l’imbarazzo della scelta. Da sempre le corsie degli ospedali hanno rappresentato lo sfondo ideale per raccontare storie di uomini e di donne. Si può quindi scegliere tra serie più vecchiotte, come E.R. – Medici in prima linea (nata negli anni ’90), oppure Scrubs – Medici ai primi ferri, versione comica della prima. Avvicinandoci più ai tempi moderni, la scelta può ricadere tanto su Dr. House, che su Grey’s Anatomy, serie che negli ultimi anni hanno riscosso un successo notevole di pubblico e critica.

L’elenco potrebbe durare ancora a lungo e ognuno di noi avrà la propria serie ideale. L’importante è non esagerare, passando troppe ore incollati allo schermo, ottenendo così l’effetto contrario a quello desiderato.

Università e social network

Il mondo dell’università negli ultimi anni è notevolmente cambiato.

Le facoltà non sono solo un luogo di studio e formazione e l’avvento delle nuove tecnologie ha giocato un ruolo fondamentale. Stessa cosa dicasi per l’esplosione dei social network. Nati quasi per gioco, i social network sono entrati a far parte delle nostre vite e anche il mondo universitario si è adeguato. Anzi, ha imparato a sfruttare il mezzo.

Gran parte degli atenei italiani infatti, dispone di un account su uno dei principali social media (Facebook, Twitter e Youtube), che vengono in genere gestiti dalle strutture universitarie che si occupano di comunicazione esterna; pagine e profili delle università presentano un grado intermedio di apertura all’interazione da parte degli utenti, e gli atenei che aprono la loro bacheca rispondono ai messaggi in modo piuttosto rapido; la maggioranza delle università pubblica meno di un post al giorno; le grandi sedi hanno il maggior numero assoluto di utenti che ne seguono il profilo, ma le università non statali primeggiano nel rapporto tra utenti effettivi e utenti potenziali.

L’analisi

Questi risultati sono il frutto di uno studio effettuato nel 2014 dal Politecnico di Torino. A guidare la carica delle «social università» sono i centri del nord (è presente il 90% degli atenei), mentre nel sud la presenza si ferma al 45%. Se per la maggior parte degli istituti l’anno della svolta digitale è stato il 2011, scorrendo il rapporto si scopre che i pionieri sono stati il Politecnico di Torino (su Facebook dal 2008) e l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo (su Twitter dal 2009). Ma cosa fanno le facoltà in rete? Facebook viene usato soprattutto per interagire con gli studenti, Twitter funziona invece per la diffusione delle notizie.

Per quanto riguarda invece YouTube, il 61% degli atenei possiede un account, utilizzato per condividere principalmente estratti di conferenze, materiale promozionale e lezioni.

Maggiore interazione

Esaminando questi dati, l’impressione è quella di un sistema universitario al passo con i tempi e aperto a tutti. Invece il discorso cambia quando analizziamo l’interazione dei nostri atenei. Su Facebook infatti il 43% dei canali non permette agli utenti di lasciare messaggi in bacheca. Su Twitter invece, un’analisi dei tweet ha evidenziato come, in media, il 2% siano messaggini di risposta e come quasi la metà dei profili (il 44%) non ne abbia mai pubblicato nessuno. C’è un altro punto per cui l’Italia è indietro rispetto alle università internazionali: le facoltà straniere in genere usano Twitter per divulgare i risultati della loro ricerca. Noi ancora non lo facciamo.

Questa scarsa interazione rappresenta il problema principale per le nostre facoltà. Gli studenti infatti si aspettano da questi spazi risposte rapide e personalizzate. L’importante quindi, è non fare l’errore di pensare questi spazi come un canale comunicativo che può essere gestito con le stesse logiche della comunicazione istituzionale di tipo tradizionale e, nello specifico, usare i social media anche come strumento di ascolto e di raccolta del feedback degli studenti, integrandolo con gli altri strumenti più tradizionali quali l’ufficio per le relazioni con il pubblico e il call center.

Come scrivere l’email per richiedere la tesi

Sappiamo bene quanto sia importante la scelta del relatore per la nostra tesi di laurea.

Già nelle scorse settimane infatti, abbiamo parlato di quanto questa scelta sia fondamentale ai fini del nostro lavoro. Sappiamo che sarebbe consigliabile scegliere un professore con il quale abbiamo ottenuto un buon voto durante l’esame e che è fondamentale presentarsi dal relatore con le idee ben chiare riguardo l’argomento. Inoltre, può tornare molto utile confrontarsi con i nostri colleghi sul conto del professore. Se ad esempio scopriamo che ha già troppi studenti che stanno scrivendo la tesi con lui, è bene virare verso un’altra soluzione, evitando così di allungare i tempi.

La scelta del linguaggio

Ma esiste una prassi giusta da seguire per contattare il professore desiderato? Una prima fase è rappresentata dalla parte on-line della nostra domanda. Prima di recarsi dal professore durante il suo orario di ricevimento, sarebbe opportuno inviargli una email, nella quale accenniamo al motivo della nostra visita. Questa email può rivelarsi fondamentale per la scelta del professore, visto che la prima impressione (anche se scritta), è sempre importante.

Ma qual è la tipologia di linguaggio adatta da utilizzare per questa email? Ovviamente sarà il caso di utilizzare un linguaggio piuttosto formale, anche se dipende sempre dal tipo di rapporto che abbiamo con il professore in questione. Dicevamo che nella mail, dovremo accennare alla nostra intenzione di scrivere la tesi in quella determinata materia e richiedere un appuntamento. Per questo sarà necessario essere chiari ma, allo stesso tempo, brevi e incisivi. I docenti infatti, leggono centinaia di email al giorno, ed un messaggio troppo lungo potrebbe scoraggiarli in partenza.

Massima attenzione poi ad evitare i refusi e gli errori grammaticali. Anche se un errore può sempre capitare, stiamo scrivendo ad un professore, quindi sarà bene rileggere sempre il testo prima di inviare l’email. Per quanto riguarda l’oggetto della mail, sarebbe opportuno inserire il mittente, il destinatario e l’oggetto vero e proprio. In questo modo il docente potrà capire subito di cosa si tratta. Un’altra piccola, ma importante accortezza, è quella di utilizzare un indirizzo email che sia professionale. Gli indirizzi divertenti o con dei soprannomi, conserviamoli per gli amici. Bastano due minuti per creare un nuovo account, ad esempio con Gmail. A volte invece, la facoltà mette a disposizione degli indirizzi email con il dominio dell’università.

Esempio di email

Ecco un esempio classico di modello che possiamo seguire per scrivere la nostra email:

Egregio Prof______________

Sono prossimo alla laurea e sono interessato a svolgere la mia tesi di laurea nel Suo insegnamento di ___________________. La mia decisione è maturata in seguito all’interesse che ho riscontrato nella materia e al risultato ottenuto in sede d’esame.

Gradirei quindi un incontro nel suo ufficio, dove poter discutere di questa eventualità e dell’argomento della tesi.

Rimango in attesa di un Suo cortese riscontro e porgo cordiali saluti.

Nome e cognome

Ovviamente possiamo tranquillamente effettuare una scelta di parole differente, l’importante è che si tratti di un messaggio serio e preciso.